Procedimento carino no? Pertanto il senso dell’ennesimo italico marchio grazie alla convenzione interministeriale, annovera, anzi, principia proprio da questa delicata procedura prescritta nella Sunna (che significa codice di comportamento) che specifica - lo ricordo – che ”gli animali devono essere coscienti al momento dell'uccisione” che avviene per sgozzamento. Per correttezza occorre dire che anche la religione ebraica prevede un simile sistema di macellazione per ottenere cibo kosher, senza tuttavia invocare che si promulghi il marchio “Kosher Italia”.
A questo punto c’è da chiedersi se la miriade di associazioni animaliste che, tanto per fare un esempio, si mobilitano in forze contro i cacciatori che sparano ai passerotti, non siano delle invasate. Suvvia, un po’ più di aplomb, che volete che siano quattro schioppettate rispetto allo sgozzamento di un vitellino o di un agnellino belante?
E “Striscia la notizia”, che in ogni puntata mostra come sono tenuti e trattati in modo inverecondo e crudele i cani nei moltissimi lager abusivi della Penisola, non sarà perlomeno ingenua? Mostrasse invece un mattatoio Halal in funzione e guadagnerebbe una valanga di punti di share.
E pensare che riguardo la protezione degli animali (tutti) giacciono in Parlamento ben 40 proposte di legge che vorrebbero addirittura uno specifico Garante dei loro diritti, mentre la Ministra Maria Vittoria Brambilla ha formato un gruppo di lavoro bipartisan per favorire “la diffusione di una nuova cultura di tutela e rispetto”. Tutto fa pensare che a questo gruppo non appartengano i vari Ministri dei dicasteri prima citati né, in particolare, il Ministro del cibo Giancarlo Galan che invece fa sapere che la certificazione del marchio rilasciato a livello nazionale dal Co.re.is, (Comunità religiosa islamica italiana) rappresenta “un’importante opportunità di scambio tra culture, nonché, un grande contributo anche ai rapporti economici tra Italia e Paesi del Mediterraneo e non solo”. |
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