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SPECIALE EST EUROPA / VINO

Regole per l'importazione di vino in Polonia

 


 

Regole per l’importazione di vino in Polonia
Le risposte di Grzegorz Owca alle relative FAQ

Dal nostro corrispondente
Mario Crosta

Vinisfera.pl ha pubblicato qualche tempo fa due articoli di Grzegorz Owca (e foto di Mariusz Kapczynski) sulle nuove disposizioni di legge che regolano l’importazione di vino in Polonia, dove gli oltre 40 milioni di abitanti consumano sempre più vino, al contrario di molti altri Paesi d’Europa. Il primo riguardava le informazioni generali e l’importazione di vino dall’Unione Europea, il secondo riguardava l’importazione di vino dal resto del mondo. Notizie che non interessano tutti i lettori, perciò non ve le ho tradotte. Ma a Grzegorz, che da più di 20 anni si occupa di sdoganamenti a Cracovia, è arrivata una valanga di e-mail da un sacco di importatori polacchi e a me ne arrivano anche dagli esportatori italiani. L’argomento interessa sia le duemila cantine italiane che esportano, sia le ditte italiane che le rappresentano in Polonia. E così approfitto della pausa estiva, quando la maggioranza dei nostri lettori è più impegnata a ristorarsi in meritate ferie piuttosto che a navigare sul Web, per rendere un servizio anche a chi proprio in questi mesi approfitta invece del bel tempo per viaggiare in quel Paese del Baltico con la macchina carica di ottime bottiglie da presentare agli importatori. Eccovi dunque il terzo degli articoli di Grzegorz Owca, dedicato alle Frequently Asked Questions, ovvero alle domande ricorrenti.

Il traduttore: Mario Crosta

Pubblicato il 6/07/2010

Importazione di vino - FAQ

Le domande che ho ricevuto da chi ha apprezzato i miei testi che Vinisfera.pl ha pubblicato erano in gran parte interessanti e spesso mi invitavano ad approfondire ancora le spiegazioni delle norme e delle leggi. Ringrazio dunque in anticipo per tutte quelle domande ed attenzioni. Nella mia cassetta postale elettronica sono arrivate molte domande che riguardavano informazioni particolari di cui non avevo però ancora parlato negli articoli precedenti. Come potrete sicuramente immaginare, molte di esse si ripetevano continuamente e nelle risposte mi hanno aiutato molto le funzioni Ctrl-C e Ctrl-V, anche se di questo chiedo umilmente scusa ai miei interlocutori. Alla fin fine, però, ho capito che era meglio radunare queste domande ricorrenti (FAQ), sperando che qualcuno possa servirsi delle mie risposte anche dalle colonne di Vinisfera.pl.

”Voglio importare il vino in botte per imbottigliarlo poi in Polonia…”

Questa è forse la domanda più frequente e riguarda l’importazione di vino in confezioni maggiori (botti, fusti, eccetera), sia per venderle così nel proprio negozio, sia per utilizzarle nella mescita al ristorante, a una festa o per altre azioni promozionali (nei supermercati). Rispondendo a questa domanda devo richiamare l’attenzione su alcuni aspetti legati sia all’importazione del vino che alla sua vendita. La procedura che regola l’accisa sulle confezioni di vino importate dagli altri Paesi della comunità europea è “semplice”, è identica infatti a quella del vino acquistato in bottiglie standard. Cambia soltanto il modo di incollare la fascetta su botte, fusto, eccetera (in quanto deve essere incollata). La procedura stabilisce che bisogna presentare al Direttore della Dogana competente una domanda con l’indicazione del modo d’incollare la fascetta (paragrafo 5 della Disposizione del ministro delle Finanze 24 febbraio 2009, gazzetta ufficiale polacca numero 32/2009, posizione 250). E soltanto dopo l’autorizzazione ad incollare la fascetta in quel modo e dopo l’effettivo incollaggio su botte, fusto, eccetera si può introdurre il contenitore in Polonia. La cosa cambia, invece, quando dai contenitori maggiori si versa il vino in contenitori minori. Le norme vigenti stabiliscono che su ogni involucro in cui viene versato il vino per la vendita dev’essere incollata una fascetta (che costa 1,30 PLN cad. - circa 33 centesimi di €). Nel caso si tratti di bottiglie la cosa è semplice, perché il modo di incollare la fascetta è stato specificato dalla Disposizione del ministro delle Finanze. Il problema nasce soltanto nel caso di recipienti diversi, per i quali si deve comunque stabilire con ogni Dogana il modo di incollare la fascetta. Per fortuna che il legislatore non ha previsto (Dio gliene renda merito!) una fascetta su bicchieri, boccali e brocche nel caso di vino versato direttamente dalla botte…



Ma vale sempre la pena di prendere prima le opportune informazioni in ogni Dogana competente per tutto ciò che non sia precisamente descritto direttamente dalla legge o dalle disposizioni. Con la buona volontà da entrambe le parti si arriverà ad un accordo. Nel caso di una domanda come quella appena descritta mi sono sempre riferito ad altri esempi che non erano sempre strettamente collegati alle dispozizioni doganali. Secondo il mio parere bisognerà chiarire comunque con l’Ufficio d’Igiene come si verserà il vino in altri recipienti, sia nel proprio negozio che eventualmente fuori. Suggerirei però di non parlare neanche di “versarlo in recipienti portati dallo stesso acquirente”, come emerge da alcune domande. Non credo proprio che vorrete assumervi la responsabilità di assicurare l’igiene di questi recipienti o di rifondere eventuali danni causati da probabili intossicazioni gastriche successive. Un’altra questione è quella della vendita all’esterno di un esercizio fisso, per cui bisogna ottenere un consenso univoco e temporaneo del Comune ed usare sempre, ovviamente, la cassa fiscale.



“Devo torturami così anche se voglio importare il vino soltanto per gli affari miei?”

Sono frequenti anche le domande dei proprietari di “piccoli negozi o ristoranti” che vogliono sapere se anch’essi sono tenuti a sbrigare le stesse formalità anche per l’importazione di vino in piccole quantità e soltanto per l’utilizzo all’interno della propria impresa. E qui purtroppo devo rispondere affermativamente. Chiunque voglia fatturare ufficialmente il vino in Polonia è soggetto al “controllo doganale”. C’è anche un modo di importare i vini dall’Unione Europea diverso da quello che avevo già descritto e cioè quello del “commerciante non registrato”. Anche uno status del genere esige un’autorizzazione, quindi prevede la presentazione della relativa domanda con i suoi bravi allegati, ma permette di importare il vino soltanto una volta anche se non lo obbliga al transito per un magazzino doganale né alla compilazione permanente delle dichiarazioni d’accisa, eccetera. Una procedura del genere può servire per esempio nel caso di un imprenditore che voglia saltuariamente importare del vino in Polonia direttamente da una cantina per confezionarne delle strenne festive destinate ai propri clienti o partner commerciali senza passare dal proprio intermediario in Polonia. Ovviamente si può importare il vino come “commerciante non registrato” anche più di una volta sola, ma ogni volta si deve presentare una specifica domanda per una nuova autorizzazione.

“Come si fa a vendere il vino per ℮-commerce in Polonia direttamente da un sito internet straniero?”

Questa domanda specifica sulla spedizione di vino dall’estero direttamente verso un singolo cliente in Polonia farà certamente piacere al fisco polacco. Sia il legislatore comunitario che quello polacco hanno infatti previsto “per fortuna” un caso del genere e hanno stabilito la figura di un “rappresentante delle imposte” che agisce in nome e per conto di una ditta straniera che spedisce i suoi vini in Polonia. Questo “rappresentante” può essere soltanto un soggetto fiscale polacco (un contribuente dell’IVA polacca) e deve purtroppo ottenere l’autorizzazione all’esercizio di questa attività, curare la contabilità richiesta per i prodotti importati, comprare e spedire al fornitore straniero le fascette e (cosa importante per il fisco) assicurare il pagamento dell’accisa dovuta. È essenziale che in questo caso il vino abbia l’accisa prepagata nel paese da cui viene spedito e che sia destinato ad una persona fisica in Polonia che non ne faccia oggetto di lucro. Come avrete certamente notato, tutti gli acquisti realizzati per ℮-commerce dall’estero devono svolgersi in questo modo. Se sulle bottiglie ricevute dall’estero non sono incollate le fascette polacche, il destinatario rischia di assumersene le responsabilità penali e fiscali.

“È legale incollare sul posto, all’arrivo in Polonia, le fascette sulle bottiglie di un vino importato?”

Mi hanno fatto spesso questa domanda specifica sulla deroga all’incollaggio delle fascette dell’accisa fuori dal territorio della Polonia. Una deroga del genere esiste in conformità con l’articolo 117 della legge 6.12.2008 sull’accisa. Ma, come sempre, ci sono anche le eccezioni previste dalla legge con le loro relative disposizioni esecutive. I luoghi dove possono essere incollate le fascette dei vini importati da Paesi extracomunitari li ho già descritti in precedenza. Per quanto concerne i vini importati dai Paesi dell’Unione Europea, se la ditta importatrice è anche proprietaria di un magazzino doganale, poiché è soggetta al controllo fiscale stabile SNP può applicare la procedura di sospensione dell’accisa, cioè può incollare sul posto la fascetta previa certificazione di quietanza di questa imposta. Se la ditta ha invece soltanto uno status di commerciante registrato o non registrato, oppure i vini sono importati al di fuori degli altri casi previsti dalla procedura di sospensione dell’accisa (con l’accisa pagata secondo il documento di accompagnamento semplificato UDT), è assolutamente indispensabile incollare la fascetta prima dell’introduzione del vino in territorio polacco. Qui devo subito precisare che se il magazzino doganale deve servire soltanto da deposito o da luogo di transito di prodotti soggetti ad accisa, in conformità con quanto specifica l’articolo 48 comma 3 punto 2 della stessa legge “per le bevande alcoliche si richiede un fatturato minimo di questi prodotti (…), nell’anno precedente a quello dell’imposta, di 100 milioni di PLN” (circa 25 milioni di €, ndt). Per chi non è proprio un esperto in materia aggiungerei però che un magazzino doganale serve più spesso alla produzione di prodotti soggetti ad accisa (l’imbottigliamento è considerato come una produzione) ed in questo caso non è indispensabile il fatturato minimo indicato. Ma ottenere il permesso di avere e di gestire un magazzino doganale è tutta un’altra faccenda.



"Quali condizioni deve rispettare un magazzino di sdoganamento di vino?"

Molti di quelli che cominciano la loro “avventura” nell’importazione di vino in Polonia mi chiedono quali sono le condizioni che deve rispettare un magazzino di sdoganamento di vino acquistato da un Paese dell’Unione Europea. E qui, purtroppo, come nel caso di molte altre norme polacche, non c’è una risposta inequivocabile. Nella citata Disposizione del 24 febbraio 2009 (gazzetta ufficiale polacca numero 32/2009, posizione 233) il ministro delle Finanze definisce in un laconico paragrafo 2 che “il luogo di ricezione dei prodotti soggetti ad accisa deve:
1) essere convenientemente adeguato all’introduzione di questi prodotti senza pericolo;
2) rispettare le condizioni atte ad assicurare la possibilità di realizzare il controllo dei prodotti soggetti ad accisa, in base alle singole norme;
3) essere adeguatamente segnalato e segregato, in particolare con l’aiuto di indicazioni stabili
”.
E si sbaglia chi pensa che nelle citate “singole norme” siano precisate meglio le condizioni che deve rispettare un luogo del genere. Anche qui, dunque, rimando sempre alla propria Dogana per stabilirle insieme con il funzionario che rilascerà poi l’autorizzazione all’uso di tale luogo. Secondo la mia esperienza risulta inequivocabilmente che vengono autorizzati sia dei luoghi solidamente recintati all’interno di grandi magazzini logistici, sia dei luoghi delimitati da striscie dipinte sul pavimento dei locali di un negozio o di un ufficio. Gli interessati però sanno certamente che esiste già un progetto per cambiare le norme del servizio doganale, grazie al quale il 90% degli sdoganamenti di vino sarà realizzato soltanto sulla base di una dichiarazione di fornitura senza l’obbligo di un accertamento fisico nel magazzino del commerciante. Forse arriverà anche il giorno in cui non sarà più imposta la fascetta, le importazioni di vino non saranno più soggette a peregrinare fra i vari Uffici, non si dovrà più tenere una serie di registrazioni sovrapposte, come compilare la dichiarazione semplificata di acquisto comunitario AKC, perché non mi azzardo nemmeno a sognare l’annullamento dell’accisa sul vino (come in Italia o in Slovacchia).

Dovevo terminare in modo ottimistico, ma mi sono ricordato che per ora tutti gli interessati devono prepararsi almeno psicologicamente (non soltanto, purtroppo) all’entrata in vigore del “Sistema di Movimentazione e Controllo dei prodotti soggetti ad accisa" (EMCS - Excise Movement and Control System) che dal 1º gennaio 2011 farà saltare certamente i nervi a molti degli importatori di vino attuali o potenziali. Ma ne parlerò un’altra volta.


Grzegorz Owca

 

 

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