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CHÂTEAUNEUF-DU-PAPE RÉSERVE DES CÉLESTINS 1998
Henri è un uomo molto modesto e semplice, che fa il vino in modo semplice. Cura personalmente ogni cuvée ed alla Grenache aggiunge piccole quantità di Mourvèdre, Counoise e Vaccarèse. La vendemmia è tardiva, la macerazione non è esagerata, quando finisce la fermentazione nelle vasche di cemento il vino passa in botti tradizionali molto vecchie, dove rimane per molti anni prima di essere imbottigliato.
Commenti di degustazione:
Quando Krzysztof l’ha stappato non preannunciava niente di buono, dal colore scialbo e instabile ad un naso già vecchio: cuoio, terra bagnata, smalto per le unghie. E poi quel tenore alcolico notevole del 14,5%. C’è voluta mezz’ora, ma è migliorato. Si è fatto pieno, con un piatto caldo di bigos con i suoi crauti insaporiti dalla carne, ma dopo un quarto di calice ne avevamo già abbastanza, non si riusciva a finire di berlo. Tannico, minerale, tremendamente potente, però fruttato. Secondo la teoria di chi dice che il vino è come l'uomo, spaventosamente arido e sgradevole, come si potrebbe dire anche del suo autore. Sembrava prima troppo vecchio, poi troppo giovane; forse però non bisognava affrettarsi. Ma chi poteva saperlo, visto che non l’avevamo mai bevuto? Fragole, lamponi, amarene, la Grenache che amo. Un vino senza enologia, non si sa come lo fanno, perché perfino Parker dopo aver saltato la siepe ne ha bevuto soltanto tre bicchieri, l’avranno accolto in tinello ma neanche un passo più in là. La botte, la macerazione, la diraspatura… non si sa niente, non si sa a cosa attaccarsi. Non si sente profumo di cantina, ma di terra, di roccia. A Châteauneuf ci sono dei ciottoli grandi come le uova di struzzo, ma Marek ha avuto il dubbio che venisse forse dalla sabbia, perché in regione c’è anche un posto così, dove di sassi ce n’è di meno. Di meno? Ma se in questo vino ce n’è così tanti che di più non si può! È come succhiare una caramella di pietra con un sottile rivestimento di ciliegia: i denti fanno male, la lingua anche ed il palato pure con questo… pepe di pietra! La forza, la ricchezza senza un filo di zucchero, secco fino al midollo, secco come il barocco. Magari un po’ semplice nel gusto. Nudo com’è nato, come se non l’avessero mai vestito con una camicetta neanche per le fotografie, nato dal niente, nato da sè. Un vino allo stato originale. Un Neanderthal, inconcepibile. Le centinaia di Châteauneuf fin qui bevute non ci hanno preparato per niente ad un vino come questo. Il tatto, la fattura. Fresco eppur non giovane. Un sole al tramonto, brace nelle tenebre. Una vampata di calore dalla pietra dopo il tramonto del sole, brace di sasso. L'uomo è piccolo in confronto al vino.
Abbinamenti consigliati: Con tutte le carni brasate e stufate non è male, o con semplici carni di pollame, di maiale e di agnello arrostite o alla brace e non troppo condite.
Temperatura di servizio: 18 ºC |