La nostra degustazione, una delle più importanti senz’altro di tutto il 2009, ha dimostrato quanto si stanno perdendo i Polacchi. Abbiamo cominciato dai vini di Creta presentati da Monty, un inguaribile amatore di quest’isola-continente, come il bianco Roussanne 2008 e il rosso Nostos 2005 della tenuta “stellare” Manousakis che confondono un po’ per una certa mancanza della tipicità “greca”, ma il bianco ha davvero impressionato per l’eccellente vinificazione ed il meraviglioso fruttato. Poi ci siamo immersi nel Mare delle Cicladi scuro come il vino, mettendo a confronto le annate 2008 e 2007 di Santorini. Il primo affascina come un tesoro di gioventù: un fruttato fresco, un’acidità energica, è pericolosamente beverino, ma alla lunga distanza deve riconoscere la superiorità del fratello maggiore di un anno, una delle migliori annate che ricordo di quest’isola che per il vino è un vero regno. Bere qualsiasi vino di Santorini è un raro momento di estasi terroiristica e per noi si è moltiplicato dieci volte. Non senz’alcun problema: l’ambiziosa Cuvée 17 del 2007 di Hatzidakis sapeva di tappo, il Vareli 2008 di Sigalas era troppo giovane per poterne parlare e la bottiglia potenzialmente migliore della degustazione, il Santorini 2007 di Sigalas era completamente irriconoscibile, opaco, piatto e dolce.
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La batteria dei vini greci degustati
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