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SPECIALE EST EUROPA / VINO

Una recente degustazione di vini greci

 


 

Una recente degustazione di vini greci
Dal blog di Wojciech Bonkowski

Dal nostro corrispondente
Mario Crosta

Vi avevo promesso che ogni tanto vi avrei tradotto dal polacco anche i pezzi di Wojtek sui vini greci, questi illustri sconosciuti, visto che sul suo blog in inglese molti di voi se la cavano già a leggerseli da soli. E così vi riporto le impressioni degustative più recenti di alcuni di questi vini disponibili sul mercato europeo, frutto di una combriccola organizzata col sistema “detto, fatto” in privato dal nostro “Nerval” insieme con Sstar, Monty, Kmiec e pochissimi altri. Se l’inserimento dei numerosi link nel testo vi sembra che appesantisca il pezzo, chiedo venìa. Ho lasciato quasi tutti i stessi link che lo stesso Wojtek ha inserito nel suo testo. La decisione è stata sofferta, perche’ il suo è uno stile da blog e la nostra rubrica invece non lo è, però alla fine ha prevalso il fatto che nell’ambito dei vini greci c’è anche in Italia un gran vuoto e allora ho preferito lasciare dei punti di riferimento per chi di voi volesse cercarseli, "navigando sul mare color del vino verso genti straniere..." (Odissea, libro I, verso 183).

Il traduttore: Mario Crosta

Pubblicato il 02/02/2010

In mezzo a un mare scuro come un vino

Un gruppo di enoappassionati si è incontrato per una degustazione privata introdotta proprio da questo motto omerico. Un’impresa dal carattere cospirativo, perché anche il Polonia per bere i vini greci c’è da vendere l’anima a qualche divinità maledetta. La religione ufficiale polacca della libagione con il vino nonché i suoi sacerdoti (gli importatori) non riconoscono i vini greci. Considerando la cosa nel suo contesto, da noi abbiamo una migliore rappresentanza di vini di Slovenia, Brasile e Cina che non di questo Paese con la più antica tradizione in Europa nell’enologia di qualità. A parte quelle di grossisti del genere di Boutari, da noi si possono trovare singole bottiglie di Papantonis (da Winnice Francji) Sigalas e Kir-Yianni (accessibili una volta da Exima) o, nello scaffale più basso, di Creta Olympias (da Cerkom) e quelle della lega cadetta come Lafkiotis (da Siguri Sinergasia). Di quel fuoriclasse greco che due anni fa era stato annunciato pomposamente in arrivo da 101win non se n’è fatto più niente. E tutto qui quello che riguarda un Paese che ha altrettante vigne di quante ne ha il Portogallo e ne ha tre volte di più dell’Austria.

La maggior batteria di vini greci nella storia odierna della Repubblica polacca (la IV RP)

La nostra degustazione, una delle più importanti senz’altro di tutto il 2009, ha dimostrato quanto si stanno perdendo i Polacchi. Abbiamo cominciato dai vini di Creta presentati da Monty, un inguaribile amatore di quest’isola-continente, come il bianco Roussanne 2008 e il rosso Nostos 2005 della tenuta “stellare” Manousakis che confondono un po’ per una certa mancanza della tipicità “greca”, ma il bianco ha davvero impressionato per l’eccellente vinificazione ed il meraviglioso fruttato. Poi ci siamo immersi nel Mare delle Cicladi scuro come il vino, mettendo a confronto le annate 2008 e 2007 di Santorini. Il primo affascina come un tesoro di gioventù: un fruttato fresco, un’acidità energica, è pericolosamente beverino, ma alla lunga distanza deve riconoscere la superiorità del fratello maggiore di un anno, una delle migliori annate che ricordo di quest’isola che per il vino è un vero regno. Bere qualsiasi vino di Santorini è un raro momento di estasi terroiristica e per noi si è moltiplicato dieci volte. Non senz’alcun problema: l’ambiziosa Cuvée 17 del 2007 di Hatzidakis sapeva di tappo, il Vareli 2008 di Sigalas era troppo giovane per poterne parlare e la bottiglia potenzialmente migliore della degustazione, il Santorini 2007 di Sigalas era completamente irriconoscibile, opaco, piatto e dolce.


La batteria dei vini greci degustati

Tuttavia fra le altre ci sono capitate delle bottiglie di valore assoluto. Non lo cercava Ktima Gaia, impegnata soprattutto sulla bevibilità, la leggerezza, la freschezza e un’acidità verde (il 2008 è abbastanza semplice, ma sapido e tipico; il 2007 sulle prime è decisamente meglio, ma sopporta peggio la permanenza nel calice) ed era difficile aspettarselo dal più economico Aidani-Assyrtiko 2008 di Hatzidakis (anche se la macerazione sulle bucce e la selvaticità biodinamica hanno dato qui un vino di grande personalità e distinzione).


la terna dei vini migliori della serata

Però ci ha colpito subito un eccellente Ktima Arghyros Santorini 2007, il migliore dei vini “giovani” di questa degustazione, per la sua fenomenale architettura e per la presenza di una mineralità vulcanico-sapida. Ci ha colpito anche la perfetta elevazione in legno e la bella evoluzione del Santorini Vareli 2003, un vino dalla maestosità divino-solare che a Santorini si adorava già nella preistoria. Non era male neanche l’Arghyros Santorini Assyrtiko 2008, ma era ancora troppo chiuso. E finalmente il re della nostra degustazione, un Sigalas Santorini 1998 straordinario, una creatura extraterrestre che coniuga la completa ossidazione alla guisa del Vin jaune du Jura o dei Madera con quella potente impronta minerale che si cerca invano nei più rocciosi giovani Riesling renani. Ci eravamo incontrati come un piccolo gruppo di ossessi dal vino greco (eccetto Zbigniew Kmiec) e forse è stato un peccato che con noi non abbia potuto bere tutta la Varsavia degli enoappassionati, perché capita raramente un’occasione simile per convincersi della grandezza di un certo terroir e Santorini è il terroir più forte di tutti al mondo, il cui segreto è radicato per giunta negli anfratti della Storia, quando qui si differenziavano i vini raccogliendo le uve di notte, oppure spremendole nel palmo della mano e perfino aggiungendo l’acqua di mare…

Invece la maggiore sorpresa della sera è stata che i vini rossi non sbiadivano affatto all’ombra dei bianchi di Santorini… il Papantonis Meden Agan 2001 era una bella bottiglia mediterranea, già non più giovane, eppure di cose da raccontare ne aveva assai (amarene, erbe provenzali, acidità e tannini “direttamente dalla mucca” ed un magnifico equilibrio naturale)!

La terna dei vini migliori della serata

La terna delle tre annate del Naoussa Ramnista di Ktima Kir-Yianni (monovitigno in purezza di Xynomavro) si è dimostrata di un livello più alto: il 2001 fantasticamente giovane eppure ben amalgamato, con una inimitabile fattura dei tannini, di una grandezza indubitabile; il 1998 leggermente fuggente, più leggero, più asciutto, ma anche meravigliosamente elegante e floreale dopo qualche decina di minuti nel bicchiere; il 1995 aveva la dignità di un vino già completamente maturo, eppure mostrava una vitalità, un’acidità cerasuola e la primaverilità dei tulipani, quello che contraddistingue la finezza dei migliori grand cru di Borgogna. Ho scritto una volta che “il profumo dello Xynomavro è la somma dei profumi di tutti i grandi vini europei: le note floreali di questo vitigno fanno venire in mente il Nebbiolo, quelle di amarena il Tempranillo, quelle di caramello e cioccolato il Garnacha del Priorato, invece quelle di manto equino, soprattutto per la stagionatura in botte, in un buon Borgogna non ci sarebbero”. Questa volta mi è sembrata più viva l’associazione con i Barolo, e con quelli più straordinari. Ad Atene, Francoforte e Parigi per un Ramnista si spende soltanto 10-12 €, e da noi o è scomparso dai ripiani o non ce n’è. Non sappiamo riconoscere la vera grandezza?
Qualche altro particolare della stessa degustazione lo trovate sul blog di sstar qui e qui.

Wojciech Bonkowski

 

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