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Questo atteggiamento in parte
deriva dalla proverbiale superficialità dei popoli latini,
i detentori del monopolio viticolo enologico sino agli inizi del
nostro secolo, ma soprattutto dal fatto che il vino ha alimentato
da sempre due atteggiamenti contrastanti: é stato o
rifiutato a priori oppure dato per scontato, e quindi non ritenuto
degno di particolari approfondimenti. Nella pratica quotidiana il
suo ruolo é sempre stato legato alla religione che ne ha
fatto un elemento simbolico indispensabile alla liturgia
eucaristica, oppure alla tavola, dove veniva considerato un
alimento corroborante ed energetico: ogni grammo di alcol in
effetti sviluppa 7 Kal. Intorno al XIV secolo al vino vennero
attribuite anche proprietà miracolose, sono di quegli anni
alcune ricette che lo utilizzavano come base per preservare i
morti dalla decomposizione, e soltanto in seguito assunse un ruolo
medicinale in quanto l'alcol fungeva da base conservante per erbe
medicamentose. Nel XVI secolo poi sono nati vini addizionati di
corteccia di china o di assenzio, ideali per essere utilizzati
come digestivi, i precursori dell'attuale Barolo chinato e del
vermouth.
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