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FATTI & SFATTI / VINO

Radar antifumo e palloncino antialcol: ipocrisie nazionali

 


 

"Fatti & Sfatti" accende i riflettori sugli argomenti più scottanti, attuali e curiosi del mondo dell'enogastronomia. Una rubrica graffiante, a volte polemica, ma sempre propositiva, con lo scopo di costruire e non di demolire. Uno spazio dove vengono trattati anche argomenti dei quali solitamente non si ha il coraggio di parlare. Un pezzo scritto con uno stile agile, a volte dievertente e dissacrante, che lo renderà facimente consultabile anche ai numerosi lettori non addetti ai lavori. Buon divertimento!

Rubrica di Paolo Marchi
Pubblicato: Ottobre 2002

 

Radar antifumo e palloncino antialcol: viaggio tra le ipocrisie del Bel Paese

Per entrare in argomento.....

Che fumare faccia male è cosa arcinota. Ma il problema non può essere affrontato in modo serio da uno Stato italiano che è il primo complice dei fumatori. Anche per il vino la nuova ondata moralizzatrice sta per abbattersi sui frequentatori di ristoranti, wine bar e corsi di enogastronomia. Basta pochissimo per essere considerati ubriaconi....
E dire che anche i medici erano ormai convinti del fatto che il vino assunto in piccole quantità fa bene!

Nel 1994 i Mondiali di calcio si disputarono negli Stati Uniti. Fu l’occasione per molti italiani, giornalisti compresi, per scoprire quanto possono essere ottusamente intolleranti gli americani. Sembrava che le cose potessero essere solo bianche o nere, buone o cattive, in definitiva permesse o vietate. Un divieto ferreo era quello di fumare. Che il fumo faccia male lo dovrebbero sapere da sempre anche quelli che intentano causa alle multinazionali del tabacco, che bisognerebbe smettere o non iniziare del tutto alla lunga lo ha capito pure il cowboy di una famosa pubblicità a tutta nicotina (per inciso, quell’attore si è poi ammalato di cancro) ma c’è sempre un limite. Invece si arrivava a degli eccessi assurdi, ad esempio niente sigaretta accessa in tribuna stampa (all’aperto), al punto che io, che detesto le sigarette, un giorno ne comperai una stecca e iniziai a portarmela in giro come fosse la coperta di Linus.
Un giorno il massimo: notai sulla porta di ingresso di un magazzino specializzato in computer tre cerchietti rossi sbarrati. Il primo no era per gli animali, il secondo per le sigarette e il terzo - straordinario nella sua involontaria, tragica comicità - per le siringhe, come se farsi una pera tra una pila di Ibm e uno scaffale di Apple, in assensa di un simbolo contrario, fosse da considerare lecito. Restava da capire come comportarsi in caso di sniffata, in fondo non c’era disegnato o scritto nulla di specifico...
Tutto questo mi è tornato in mente in questi giorni perché una fetta d’Italia si è arruolata nell’esercito della salute e ha dichiarato guerra al tabagismo. È una lotta immane, che andrebbe supportata con ogni mezzo, peccato che siamo in Italia. Accanto infatti a persone che mi muovono con serietà, per dirne una il ministro Sirchia che non a caso, come il suo predecessore Veronesi, è medico, c’è chi, con i suoi atteggiamenti, non fa che confermare come l’Italia sia il paese di Scaramacai e Brancaleone.
Da noi non riusciamo a essere tutti seri nemmeno quando si parla di vita e di morte, di salute e di tumori. C’è chi, dopo aver contribuito a elevare l’igiene dei gabinetti dei ristoranti, ha deciso di frequentare i locali pubblici con un aggeggio che misura la presenza di polveri nocive nell’aria. La trovata ha avuto il suo inevitabile eco perché di facile presa sulla famigerata opinione pubblica (voi vi siete mai iscritti all’opinione pubblica? Io no, cerco di averne una mia di opinione...). Peccato che questa caccia al fumatore maleducato sia l’ennesima demonizzazione degli sfigati di turno, i fumatori e i ristoratori, senza però mettere alla gogna i veri cattivi, i mandanti se così possiamo definirli. Capita a tutti di aver un collega in ufficio che non la smette di accendersi una sigaretta (e magari fa due tiri e poi la appoggia sul bordo del portacenere e la lascia lì a consumarsi e a impuzzare l’ambiente) così come di imbattersi al ristorante in quello che ha finito di cenare e si accende un toscano e se ne frega se tu sei ancora al secondo e magari quel secondo è un delicatissimo piatto di frutti di mare. Come in ogni settore, ci sono gli educati e i cafoni ma perché essere brutali solo con l’ultimo anello della catena? Semplice: perché “sparare” a chi sta a monte può costare più caro.
A me, solitario fumatore di pipa e sigari, e acerrimo non fumatore di sigarette (tale ancor prima di perdere la persona a me più vicina e cara per un male strettamente legato al fumo) la cosa che dà veramente fastidio non è la sala di una trattoria piena di fumo, ma le macchinette automatiche per la vendita notturna o festiva dei pacchetti. Io vorrei che chi cerca facile pubblicità con le macchinette rileva inquinamento saboti questi dispenser come i luddisti (loro sbagliando) facevano con i telai, vorrei che il ministro Sirchia varasse una legge che vieti questi aggeggi dove chiunque, minorenni compresi, possono farsi del male perché non puoi certo sapere chi infila monete o banconote. Invece con scritte tipo «vietato l’uso ai minorenni» o «il fumo nuove alla tua salute» lo stato si mette la coscienza a posto. Palle, questo è comportarsi da farisei.
Vorrei tanto che questi fanatici che non fanno mai nulla con discrezione, che si indignano solo davanti a una telecamera che li riprende (secondo voi quante leggi verrebbero presentate se i parlamentari non potessero firmarle e commentarle in tivù?) se la prendessero con lo stato italiano che sul tabacco ci campa alla grande. Fino a quando avremo uno stato spacciatore di morte, io mi batterò perché uno possa fumare senza venire trattato come un assassino. È una questione di cultura e di autentica intelligenza, a prescindere da qualsiasi convinzione politica e religiosa.
Si parla tanto delle stragi del sabato sera, degli adolescenti che si drogano o finiscono preda dell’anoressia però il mito è quello delle auto da 300 all’ora, di moto che sembrano missili, di modelle grissino e di cantanti dallo sguardo cocainato. Peccato che per paura di danneggiare importanti settori della nostra industria, al momento di intervenire ci limitiamo a fare la voce grossa con chi non può difendersi e attiviamo controlli alcolici con il palloncino o azioniamo il radar anti-fumo con il pesciolino finito nella rete. Due bicchieri di vino e sei un alcolizzato, una sigaretta e sei da spedire in strada a calci nel culo. E magari, mentre tu vieni trattato come uno straccione, il tuo tabaccaio, astemio e non fumatore, con i tuoi soldi si gode il grande ristorante.

Paolo Marchi

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