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"Fatti & Sfatti" accende i riflettori sugli argomenti più scottanti, attuali e curiosi del mondo dell'enogastronomia.
Una rubrica graffiante, a volte polemica, ma sempre propositiva, con lo scopo di costruire e non di demolire.
Uno spazio dove vengono trattati anche argomenti dei quali solitamente non si ha il coraggio di parlare.
Un pezzo scritto con uno stile agile, a volte dievertente e dissacrante, che lo renderà facimente consultabile anche ai numerosi lettori non addetti ai lavori.
Buon divertimento!
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Pubblicato:
Settembre 2002
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Vino
al supermercato? Si grazie, ma con attenzione!
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Per
entrare in argomento.....
Fino
a qualche anno fa si andava al supermercato soltanto per fare la "spesa
grossa", riempiendo il carrello di ingombranti prodotti di marca
o di confezioni famiglia. Anche il vino non sfuggiva alla regola dell
qualità mediocre unita al prezzo basso. Ma quei tempi sono decisamente
tramontati, e oggi molti supermercati si stanno trasformando in piccole
boutiques, dove il vino viene trattato come prodotto/immagine, e quindi
dev'essere di qualità. Paolo Marchi ha effettuato un piccolo
sondaggio in 3 diversi punti vendita per toccare con mano questa evoluzione.....
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Ma le enoteche
servono? Eccome, ma non tanto per vendere vino buono, possibilmente ottimo.
Se il vostro/nostro obiettivo è solo questo, allora è più
che sufficiente recarsi in un più risparmioso (e magari pure più
comodo) supermercato, tutti hanno ormai un reparto specializzato che si difende
con onore e sovente brilla addirittura per lelevata qualità.
Ma se enoteca e supermarket pari sono (quasi o del tutto?), perché
si entra in unenoteca? Perché speriamo (e quasi sempre è
così) di essere consigliati, accuditi, coccolati come è impossibile
sia nella grande distribuzione. Ma cè un secondo motivo, ben
poco pratico ma non per questo minimo: per evitare di vedere un Brunello di
Montalcino in offerta a pochi centimetri da un vino nel cartoccio. Siamo disposti
a pagare di più per vedere di meno, perché il nostro sguardo
non cada su qualcosa che sta al vino come una bambola gonfiabile a una donna.
In non ricordo quale film, il protagonista diceva che una bambola era fredda
ma dopo non dovevi accompagnarla a casa né pagarle un taxi. Con il
cartoccio siamo lì: è leggero, non lo rompi se sbatti con il
sacchetto della spesa contro una superficie dura e quando lo hai finito, per
gettarlo via non devi cercare il posto più vicino casa per la raccolta
differenziata. Ma è ancora vino? Può essere vero amore? Penso
proprio di no.
A fine agosto
ho visitato tre grandi magazzini ben diversi tra loro, per locazione e faglia
di pubblico: il tristarello Ipercoop di Sarzana (La Spezia), la ricca Esselunga
di Corsico (Milano) e la straordinaria Cooperativa di Cortina dAmpezzo
(Belluno). Se volessi del vino nel primo non ci tornerei, negli altri due
sì. È ricca lofferta di simil-vino, Tavernello, Castellino,
Sovinello, Bricco ma non si scherza nemmeno con i bottiglioni. Gianni Zonin
ad esempio, sta facendo moltissimo per elevare lo standard qualitativo dei
suoi prodotti ma poi si inciampa nel Rubino, contenuto un litro e mezzo, prezzo
al pubblico 2,79 euro. Fa il paio con il Solego Gold di non ho capito chi,
uno che, comunque, se ne sta a Savignano (provincia di? Boh, ve ne sono sei):
è un vino frizzante bianco a 2,09. Verso il basso (intendo il prezzo)
nessuno però mi è parso superasse il frizzantino bianco secco
della Civ&Civ: 1,80 euro, capacità 1,5 litri! LIpercoop della
città dellestremo Levante ligure, offre, comunque, il Nobile
di Montepulciano 99 di Avignonesi a 14,41 euro (e quello 98 di
Fassati a 9,76); un Amarone Masi 98 a 21,27; un Barolo Cannubi 97
di Michele Chiarlo a 35,58; un Barabaresco 98 dei Fratelli Cerreto a
25,25. Morale: la buon offerta cè, ma è limitata anche
perché non sembra che il vero, buon vino interessi a chi ad agosto
si aggira per quegli scaffali.
Allestremità
opposta, la Cooperativa di Cortina. Uno può subito ribattere parlando
del vippame/liquame che frequenta la perla ampezzana, ma alla Cooperativa
vanno tutti, non è una boutique esclusiva, è una sorta di Rinascente
in miniatura che ha deciso di far sua la guida del Gambero Rosso-Slow Food.
Questo però non è scritto, lo si intuisce da un cartello appeso
per spiegare cosa significhino mai quei bicchieri rossi o neri che contraddistinguono
certe bottiglie: due bicchieri neri? «Vini da molto buono a ottimi nelle
loro rispettive categorie (di peso, ndr?)». Tre bicchieri? «Vini
eccellenti nelle loro rispettive categorie (di altezza?, ndr)», ad esempio
il Sudtiroler Lagrein riserva 99 di St.Magdalena. E i due bicchieri
rossi? Semplice(?): quel Barolo... quel Chianti... hanno raggiunto le selezioni
per i tre bicchieri, ovviamente senza superarle. E il singolo bicchiere? Mistero.
In ogni modo la cosa è lennesima testimonianza di quanto sia
importante la pubblicazione curata tra Bra e Roma.
Sugli scaffali
cortinesi un solo tetrapak, tanti tappi a vite e un reperto dei miei ventanni,
il Mateus rosè a 3,54 euro. Cè il Tignanello 99
a 44,7 e il Guado al Tasso 99 a 51,9; il Barbaresco Gaja 98 a
165 (una sola bottiglia sopravissuta al ferragosto) e, in teoria perché
esaurita, pure lultima annata del Sassicaia a 100,71, con buona pace
di Michil Costa che alla Perla di Corvara ha aperto un santuario dedicato
al supervino di Bolgheri.
Ma al di là di quello che può offrire un certo punto vendita,
credo che ben difficilmente qualche catena possa superare lofferta della
Esselunga. Spazia dai cartocci a bottigliucole e bottiglioni (un Locorotondo
rosato 5 litri a 6,72 euro, un Moscato Scroccaro da 0,75 cc a 95 centesimi),
ma il grosso è di assoluta qualità, con una chiara presenza
di vini da lavorazione biologica. Ci sono produttori di chiara fama (vedi
il Brunello Castello Banfi 96 a 25,49) e altri emergenti come il Don
Camillo Montepulciano dAbruzzo Farnese 2000 a 5,11, regione dopo regione.
Soprattutto cè unetichetta sul bordo dello scaffale che
supplisce alla mancanza di un sommelier o di un enotecaio in carne e ossa.
Prendiamo un Chianti dellazienda Badia a Coltibuono, prezzo al pubblico
12,90 euro, indicato in bella evidenza. E ancora, in alto a destra, la provenienza
(«Toscana»), subito sotto bicchiere consigliato («calice
vini rossi», con tanto di stilizzazione), temperatura di servizio (16-18°
C) e gradi alcolici (12,5 % vol). Nella metà inferiore vitigno («Sangiovese
90%, Canaiolo 10 %»), descrizione («Vino di colore rosso rubino
intenso. Ha un gusto rotondo ed equilibrato»), abbinamenti consigliati:
«È un vino adatto a carni rosse grigliate, pollame».
Le enoteche sono avvisate, la grande distribuzione non si accontenta di vendere.
Paolo Marchi
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