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"Fatti & Sfatti" accende i riflettori sugli argomenti più scottanti, attuali e curiosi del mondo dell'enogastronomia.
Una rubrica graffiante, a volte polemica, ma sempre propositiva, con lo scopo di costruire e non di demolire.
Uno spazio dove vengono trattati anche argomenti dei quali solitamente non si ha il coraggio di parlare.
Un pezzo scritto con uno stile agile, a volte dievertente e dissacrante, che lo renderà facimente consultabile anche ai numerosi lettori non addetti ai lavori.
Buon divertimento!
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Pubblicato:
Luglio/Agosto 2002
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Guide
ai vini: i giochi sono fatti. Ma quanti specchietti per le allodole!
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Per entrare in argomento.....
Il
mestiere del critico enologico è irto di difficoltà, perchè
sovente mancano il tempo e la possibilità di andare a fondo assggiando
il vino nel momento in cui è veramente pronto per il mercato.
Ma il problema più serio è che sovente chi assaggia un
vino ha la spiacevole sensazione che quello che sta degustando sia solo
un campione confezionato apposta per lui. Insomma che sia uno specchietto
per le allodole.
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I giochi
sono fatti? Virtualmente sì. Parlo delle guide al gran bere italiano
che ormai sono in odore di prime prove di stampa. Siamo a luglio, mese cruciale
per chiunque abbia intenzione di pubblicare un libro a ottobre, massimo inizio
novembre. Per le guide ai ristoranti c'è più tempo, escono a
fine novembre, inizio dicembre ed è quasi un paradosso perché
è il vino che dovrebbe godere di un maggior lasso di tempo, senza cadere
nella mannaia delle vacanze estive. Prendete il Vinitaly di fine primavera.
Tutti fanno a gara per farti assaggiare l'immancabile prova dell'ultima ora
(prima della partenza per Verona), quell'imbottigliamento recente recente
che va a braccetto con una prova di botte o di vasca quando visiti una cantina.
Bene, quando questo capita il produttore si mette subito sulla difensiva con
una frase che è ormai un classico dell'orrore: <Non badi a quello
che beve, pensi a quello che il vino sarà tra un anno o due>. Sarebbe
un po' come visitare lo stabilimento di una casa automobilistica e invece
di fare una prova su strada di un modello magari nuovo ma, comunque, fatto
e finito, ti sollecitassero a giudicare la nuova vettura guardando una catasta
messa insieme con candele, pistoni, cilindri, un paio di portiere e un radiatore.
Sarebbe serio?
Nel vino-mondo
succede proprio questo. Quello che al Vinitaly (o dintorni enoici) è
un qualcosa presentato con una certa riservatezza, quasi in punta di piedi,
un paio di mesi dopo, cioè niente in termini di affinamento concreto
e non virtuale, diventa in pratica la regola. Ora che siamo a luglio i giochi
sono fatti perché tutte le eno-pubblicazioni, tutte eccetto una, chiedono
che i campioni siano consegnati loro entro il 30 giugno. E quella che è
l'eccezione ha già serrato da tempo, addirittura dal 30 aprile.
E se non
sono le bottiglie che vanno alla redazione, sono gli ispettori che si schiodano
dalla scrivania e vanno alla fonte. Tanti infatti bussano alle enoteche regionali
o ai consorzi che a loro volta si fanno mandare i campioni dalle cantine associate
per preparare la degustazione a uso e consumo del guidaiolo di passaggio.
Naturalmente lo 007 degusterà rigorosamente alla cieca. Su questo sono
pronto a scommetterci, ci mancherebbe altro, peccato che il tutto sia viziato
da una sorta di peccato originale visto che il cronista non sceglie mai direttamente
la bottiglia né tanto meno l'acquista (Masnaghetti su Enogea l'eccezione
a me nota, mi auguro di scoprirne altre dieci dopo la messa in rete di questo
articolo). Solo San Francesco, fosse un vignaiuolo del terzo millennio, pescherebbe
i campioni a caso, inviando i primi che gli capitano sotto mano. Se io fossi
un produttore curerei i campioni con una cura maniacale, ne va del mio lavoro,
sarei un fesso se non mi comportassi così, non vedo perché non
lo facciano tutti coloro che produttori lo sono per davvero.
Molti guidaioli
si difendono sostenendo che adottano la stessa linea dei consorzi nei confronti
dei loro associati, dimenticandosi che una casa editrice e un consorzio sono
realtà diverse con fini diversi e non è affatto detto che quanto
sta bene a una stia bene pure all'altra. Io da un giornalista che si dà
la patente di critico esigo che si metta nelle condizioni di poter criticare,
nel bene come nel male. Invece, putroppo noto che tanti si sistemano in modo
che la loro critica possa in pratica svilupparsi solo in un senso positivo.
Cena di poche settimane fa, bottiglie premiate in tavola, allegria.
All'improvviso uno fa una faccia così e si rivolge al collega: <Ma
come abbiamo fatto a premiare questo vino? Eravamo forse ubriachi?>. Ubriachi
forse, di certo quella assaggiata nel precedente test non era una bottiglia
destinata al dettaglio, elementare al punto che lo capirebbe persino il fratello
scemo del dottor Watson. Se era un campione di vasca o di botte, chi ha il
palato per capire l'evoluzione? Maroni e Cernilli, Veronelli e Masnaghetti,
e poi? Oppure poteva tranquillamente essere una bottiglia dell'annata prima,
con l'etichetta nuova o, verificato di persona, con la data corretta a mano:
<Ci scusi, ma la tipografia non ci ha ancora mandato quelle nuove e così
abbiamo usate le vecchie>. E tu o ci credi o te ne vai dopo esserti chiesto:
e se non fosse nuovo nemmeno il contenuto? Abbiamo computer che fanno tutto,
tra un po' anche l'amore meglio di noi, però tra le botti tutti vergini...
E poi come
assaggiano? Io non dico le grandi firme che hanno locali ad hoc e tempo tutto
per loro, soprattutto Luca Maroni e mi auguro non solo, intendo a livello
regionale o locale? La regola è in due o tre, accompagnati da mogli
e/o fidanzate per farsi belli, nella cantina del ristoratore amico, nei ritagli
di tempo dal lavoro, a tarda ora quando magari sei euforico o depresso dal
quotidiano appena vissuto e col cavolo che lasci il privato fuori dalla testa.
Io di scientifico in giro vedo poco. Manca letteralmente il tempo e i soldi
per essere seri: i vini non vengono acquistati perché non sono letteralmente
ancora pronti e le schede sono pagate pochi euro. Morale: tutto viene fatto
in fretta. C'è quasi la corsa a presentare la guida che recensisce
il maggior numero possibile di vini, confondendo quantità e qualità.
Conseguenza pratica? Per difendere i consumatori andrebbero chiamate <Giuda>,
libero ognuno di fidarsi di questa o quella secondo istinto personale. In
fin dei conti, quante volte ci siamo innamorati ben sapendo di non essere
per lei o per lui né i primi né gli ultimi né gli unici?
Paolo Marchi
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