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"Fatti &
Sfatti" accende i riflettori sugli argomenti più scottanti,
attuali e curiosi del mondo dell'enogastronomia. Una rubrica graffiante,
a volte polemica, ma sempre propositiva, con lo scopo di costruire e
non di demolire. Uno spazio dove vengono trattati anche argomenti dei
quali solitamente non si ha il coraggio di parlare. Un pezzo scritto
con uno stile agile, a volte divertente e dissacrante, che lo renderà
facimente consultabile anche ai numerosi lettori non addetti ai lavori.
Buon divertimento!
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Pubblicato il 2 Febbraio 2010
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Un biglietto d’auguri che fa riflettere
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Per
entrare in argomento.....
Sinceramente parlando, cari lettori, non mi sarei mai aspettato di ritornare sullo stesso argomento per la seconda volta in un così breve arco di tempo. Avevo appena finito di scrivere l’articolo "A dieta anche voi, care le mie bottiglie!" ispirato dall’amico Carlo Macchi e da Jancis Robinson e mi apprestavo a ricevere qualche vostro commento, quando mi chiama invece un’amica che mi dice che anche in Polonia stanno affrontando a spada tratta lo stesso argomento, quello della riduzione del peso delle bottiglie. |
Lo sapevo già, ben conoscendo le opinioni di tutti i nostri amici delle rubriche “Speciale Est Europa” e “Wine Outside” che vi traduco sempre volentieri, ma questa volta la risonanza era enorme perché si trattava di una trasmissione radiofonica popolare ed importante. Parlo della trasmissione di Radio PIN di Tomasz Prange-Barczynski, il redattore capo di Magazyn Wino. A segnalarmi il testo polacco ed a propormene una sua traduzione è stata Elisabetta Poletti (alias Elzbieta Babinska Poletti), che sta promuovendo alla grande i vini della Franciacorta e del Garda in quel Paese del Baltico ed ha un meritatissimo credito nella cerchia dei critici del vino di Varsavia, tanto che proprio il nostro Tomek l’ha soprannominata in un suo recente articolo “l’insegnante di Franciacorta”. No, non vi tengo in sospeso, lo sapete che non è nel mio stile. Entro subito nel merito. Eccovi la traduzione di ciò che ha detto in radio il nostro Tomek.
«Ho ricevuto una cartolina d’auguri di Natale in ritardo. Da un produttore di vino. Invece di un Babbo Natale, un albero dorato, un Gesù bambino sorridente contornato dalla Sacra Famiglia… mi è arrivato un rettangolo ritagliato nel cartone. Sì, un cartone, apparentemente come quello per l’imballaggio delle bottiglie di vino, grigio/beige, piuttosto spesso, ma (ed è importante per quanto dirò più avanti) anche piuttosto leggero. Su un lato un francobollo da 60 centesimi, nome e indirizzo; sull’altro un timbro ad inchiostro rosso con il seguente testo: "Le nostre cantine funzionano con l'energia delle pile solari; abbiamo abbassato il peso delle nostre bottiglie; usiamo i cartoni prodotti con il riciclo delle materie prime; non incartiamo le bottiglie; le nostre vigne e i nostri oliveti assorbono anidride carbonica e producono ossigeno; Buone e pacate ecofeste!"
La cartolina mi era stata spedita da un produttore di vino del lago di Garda, l’azienda agricola San Giovanni, una di quelle che mi hanno impressionato di più per la qualità del suo vino durante la mia visita nel settembre dell’anno scorso. Adesso dà l’impressione di un’attenzione particolare verso l’ambiente, ma non si tratta solo del biglietto natalizio di cartone, che è facile da ricordare. Coerenti con il rispetto dell’ambiente, sarebbe bastata una e-mail, poiché anche la più semplice cartolina d’auguri su materiale riciclato dev’essere spedita e trasportata, inquinando quindi l’ambiente. Per me è più importante la dichiarazione della riduzione del peso delle bottiglie. Devo riconoscere onestamente che una bottiglia pesante, massiccia, mi rende sempre inquieto. E non si tratta di un’inquietudine sul futuro del nostro pianeta. Nelle bottiglie che pesano il doppio del normale finiscono spesso dei vini con cui non ho voglia di fare amicizia.
È un po’ come con le automobili: quando ne vedo una con tre tubi di scarico sono sicuro che non avrei piacere di bere il mio Riesling preferito con l’autista. La bottiglia è diventata un elemento di Pubbliche Relazioni. Quelle grandi e pesanti ci gridano, dagli scaffali dei negozi: “Hej, guardami, sono più pesante e massiccia delle mie vicine, ergo il vino che mi porto dentro è anch’esso così”. E questo è proprio vero; il 99% di queste bottiglie contiene dei mostri enologici che tendono i muscoli, vini ultraestrattivi, esageratamente alcolici, noiosi. Certo che colpiscono al primo sorso… si abbattono proprio in mezzo agli occhi! Ma al secondo sorso, di solito, sono già imbevibili. E poi mi fa arrabbiare che tutti i bevitori di vino se ne freghino che il trasporto di quelle megabottiglie disperda più energia di quello delle bottiglie normali. Come se ne valesse la pena....
Per questo tra un po’ la maggior parte dei biglietti d’auguri, quelli molto colorati e dorati (per fortuna quest’anno mi sono stati risparmiati quelli con il carillon del motivetto di Natale elettronico) finiranno nella pattumiera della raccolta differenziata della carta, mentre il rustico cartone dell’azienda agricola San Giovanni no. Anzi, incollerò il cartoncino dietro lo schermo del computer per ricordarmi di separare i rifiuti e di trattenermi dal comprare delle bottiglie di vino esageratamente pesanti, in nome della difesa dell’ambiente e del buon gusto.
Che cosa potrei ascoltare mentre mi occupo di questo biglietto d’auguri di cartone? András Schiff, uno dei più apprezzati interpreti della musica di Johann Sebastian Bach, dopo un quarto di secolo è ritornato agli spartiti per pianoforte del compositore di Lipsia. Come accade ad un pianista esperto, suona con leggerezza e con distacco, con precisione ed eleganza. Per me la musica di Bach suonata da Schiff è come un bicchiere di Riesling fesco e delicato, come il leggiadro Groppello del Garda fatto dal mittente del mio più bel biglietto d’auguri. Questa leggerezza è piacevole in modo eccezionale, per non dire agognata».
Ringrazio Elisabetta per avermi mandato la traduzione, ma non ho abbastanza parole per descrivervi quanto sia commosso da quello che d’importante stanno seminando anche Tomek, Carlo Macchi, Jancis Robinson e tanti altri amici qui ed in ogni parte del mondo. Giuro che mi sembrava una cosa normalissima, invece mi sto accorgendo che la sensibilità del mondo del vino alle battaglie per la compatibilità ambientale sta diventando un po’ alla volta una bandiera attorno alla quale si raccolgono forze impensate. Mandateci un vostro parere, cari lettori, fate anche un po’ vostra questa rubrica. Basta un’e-mail. Come suggerisce Tomek.
Mario Crosta