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"Fatti &
Sfatti" accende i riflettori sugli argomenti più scottanti,
attuali e curiosi del mondo dell'enogastronomia. Una rubrica graffiante,
a volte polemica, ma sempre propositiva, con lo scopo di costruire e
non di demolire. Uno spazio dove vengono trattati anche argomenti dei
quali solitamente non si ha il coraggio di parlare. Un pezzo scritto
con uno stile agile, a volte divertente e dissacrante, che lo renderà
facimente consultabile anche ai numerosi lettori non addetti ai lavori.
Buon divertimento!
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Pubblicato il 5 Gennaio 2010
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A dieta anche voi, care le mie bottiglie!
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Per
entrare in argomento.....
È toccato certamente a tutti, dopo le abbondanti libagioni delle feste di fine d’anno, di buttare le bottiglie vuote nella pattumiera oppure di infilarle nelle campane della raccolta differenziata dei rifiuti. Avete fatto caso al peso? Me ne è capitata fra le mani una che sembrava ancora piena di vino, per quanto pesava: 1280 grammi. Quando l’ho capovolta per assicurarmi che fosse veramente vuota sono rimasto di stucco. Lo era! |
Parlo di una bottiglia bordolese di 0,75 l da vino rosso tranquillo, non di una bottiglia da spumante che deve poter resistere a una forte pressione interna per via delle bollicine, anche 10 atmosfere. Quella bottiglia era di un vetro incredibilmente spesso e talmente scuro che non si riusciva nemmeno a vedere cosa c’era dentro e infatti quando era rimasta ormai vuota sulla tavola tutti la prendevano in mano lo stesso per versarne il contenuto nel calice, rimanendo stupiti però che non ne uscisse più niente. Dovevano forse spremerla come un limone….
Bando agli scherzi, confesso di non aver prestato la dovuta attenzione a suo tempo, nell’ottobre del 2006, ad un articolo di Jancis Robinson che cominciava a sollevare il tema dell’eccesso di peso delle bottiglie nel suo sito. E mi perdoni l’amico Carlo Macchi, che lo aveva ripreso e rilanciato già nel marzo del 2008 sul suo Winesurf, seguito da un’inchiesta alla quale risposero poi quasi 200 produttori, perché avrei dovuto non sottovalutare il buon fiuto dell’interista leninista e dargli subito una mano. Non è mai troppo tardi.
Non è un problema da poco. Una volta le bottiglie erano molto più spesse perchè venivano soffiate in stampi approssimativi ed in produzione non si riuscivano ad eliminare tutte le impurità, quindi con lo spessore si sopperiva alla fragilità. A Costa di Bussìa ho avuto per le mani una bottiglia nera, squadrata, progettata ed usata a fine ‘800 per la prima esportazione del Barolo di Luigi Arnulfo via mare verso la California. Che emozione! Ma adesso anche per fare milioni di bottiglie si usano stampi calibrati al micron e il vetro riciclato si amalgama ormai perfettamente. Non c’è dunque bisogno di moltiplicare i costi e di danneggiare l’ambiente.
Nel novembre del 2008 Decanter ci aveva informato di una ricerca scientifica commissionata dai produttori di Bordeaux che ha dimostrato come per fare il vino nella loro AOC si emettono ogni anno circa 200.000 tonnellate di CO2. Soltanto il 10% durante la fermentazione e la vinificazione, il 12% per le visite in zona dei commercianti e dei turisti (questi ultimi 550.000 l’anno) e il 18% per il trasporto. Ma più del 45% è dovuto alla produzione degli imballaggi e soprattutto delle bottiglie (solo per il vetro 42.500 tonnellate). E loro sono corsi subito ai ripari. Alain Vironneau, presidente del Conseil Interprofessionnel du Vin de Bordeaux, ha diffuso un piano di limitazione delle emissioni di CO2 che ne prevede una riduzione di 30.000 tonnellate nei prossimi cinque anni con l’obiettivo di abbatterle di circa il 75% nel 2050, anzitutto riducendo il peso delle bottiglie, poi incrementando il trasporto fluviale e razionalizzando in gruppo i movimenti dei commercianti e dei turisti.
Un paio di mesi fa Tim Atkin, nella sua rubrica on wine del famoso The Observer, ha scritto che non raccomanderà più nessun vino contenuto in bottiglie troppo pesanti, ad eccezione degli spumanti, gli unici che ne hanno bisogno. Atkin dimostra che la sensibilità al tema sta davvero aumentando e fa bene a rivolgere la sua autorevole attenzione agli imballaggi alternativi e meno pesanti. Eccede però nel dare anche altri consigli, per esempio acquistare vini imbottigliati in Gran Bretagna come si faceva nel secolo scorso perfino con il migliore grand cru classé che arrivava a Londra in botte, oppure da quelle cantine australiane che hanno un documentato indice di basso “carbon footprint”, come se il trasporto da così lontano, dall’altra parte del mondo, non inquinasse molto di più di quello dal vicino Mediterraneo.
Si sta comunque annunciando un nuovo fronte di battaglia per il mondo del vino. Vuoi vedere che tra un po’ per vincere un premio nei vari concorsi si arriverà anche all’obbligo della pesatura delle bottiglie? E se oltre alla capacità ed al contenuto di alcool si dichiarasse in etichetta anche il peso della bottiglia? Forse sarebbe il caso di cominciare a premiare anche il ricorso alla leggerezza, visto che qualcuno dovrà pur informare il consumatore che non è assolutamente vero che il peso della bottiglia incide in qualche modo sulla qualità del vino che contiene.
Sono molti, infatti, quelli che pensano che il vino di qualità abbia bisogno di bottiglie pesanti per invecchiare meglio. La fragilità e la minore affidabilità delle bottiglie più leggere, che possono rompersi sulla linea di imbottigliamento oppure durante il trasporto o lo stoccaggio, si possono risolvere migliorando l’efficienza delle macchine e degli strumenti e metodi di movimentazione e di conservazione. Un po’ più di attenzione non fa mai male. Sono tanti anche quelli che pensano che il produttore mette il miglior vino che ha nelle bottiglie più pesanti, con l’etichetta più bella, dentro una cassetta di legno, con una pergamena, insomma un packaging di lusso. Quei consumatori attirati fin qui dagli specchietti per le allodole potrebbero anche non gradire il ricorso al vetro più leggero, magari perché pensano che sia soltanto un modo di risparmiare in questo momento di crisi. Dovrebbero venire maggiormente informati.
E la riduzione di peso, esattamente come si dovrebbe fare con un po’ di dieta, non dovrebbe mai essere drastica, ma graduale. Se non è eccessiva non viene nemmeno rilevata, esattamente come l’accorciamento dei tappi. Gli esperti se ne accorgono, ma loro lo sanno che ciò che conta è la qualità, sia del vino che dei tappi. Nel frattempo si può fare una seria campagna di sensibilizzazione di massa e di educazione a bere la sostanza piuttosto che ad ingoiarne la réclame. Si riprogettino dunque gli stampi per quelle bottiglie che ancora non offrono alternative come fanno già la bordolese e il fiasco: anche l’albeisa, la borgognotta, la pulcianella, la renana dovrebbero recepire le nuove esigenze e partecipare alla riduzione degli sprechi di vetro "senza perdere null’altro che un po’ di cellulite in eccesso per diventare, ragazze mie, più belle e slanciate".
Mario Crosta