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"Fatti &
Sfatti" accende i riflettori sugli argomenti più scottanti,
attuali e curiosi del mondo dell'enogastronomia. Una rubrica graffiante,
a volte polemica, ma sempre propositiva, con lo scopo di costruire e
non di demolire. Uno spazio dove vengono trattati anche argomenti dei
quali solitamente non si ha il coraggio di parlare. Un pezzo scritto
con uno stile agile, a volte divertente e dissacrante, che lo renderà
facimente consultabile anche ai numerosi lettori non addetti ai lavori.
Buon divertimento!
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Pubblicato il 2 Settembre 2008
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Vinelli da vacanza per uscire dai soliti schemi!
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Per
entrare in argomento.....
Finite le vacanze. Si ritorna al lavoro, a far la spesa nei soliti negozi, alle pietanze ed ai vini abituali. Ci si rimette in riga, come si suol dire, anche se per chi risiede nelle metropoli significa rimettersi sempre più in coda. Ma qualcosa delle vacanze ce lo porteremo sempre appresso come un sogno, una liberazione. Non soltanto i paesaggi, le persone, gli avvenimenti, ma anche qualche specialità che abbiamo gustato e qualche buon vino che ce l’ha fatta apprezzare meglio. In vacanza la miglior regola, si sa, è non seguire le regole. E capita allora che anche l’appassionato del vino importante si lasci tentare a volte anche dai vinelli da vacanza, freschi, frizzanrti e rilassanti, per vincere la calura e la sete.
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Pineta, tenda, spiaggia, giardino, cioè grigliate, spiedi, piatti e bicchieri di plastica, insomma si stava benissimo anche in canottiera e coi calzoni corti, vero? Lo so che all’inizio magari è stata un po’ dura scrollarsi di dosso lo stile di vita della grande città. Compreso i suoi bei vini in bottiglia, col tappo di buon sughero, l’etichetta attillata, di annata scelta tra le migliori, di cantine podiate e di gran successo mediatico. Ma prima o poi ci siamo arresi alla magia del posto, al baretto preferito sulla passeggiata, alla simpatia del personale ed alle nuove compagnie. Perché vergognarsi allora di quel vino alla spina, leggero, rinfrescante, senza troppe pretese, economico, che ci ha allietato magari anche più di una volta?
Il vino alla spina, servito al bancone o in caraffa non soltanto nei bar, ma anche in molti negozi di generi alimentari fra i più diversi, ha un incredibile successo d’estate nel nostro Paese. Non riuscivo nemmeno a crederci, ma si parla di milioni di fusti che per l’occasione raggiungono le località turistiche dove i prezzi degli altri vini rigorosamente in bottiglia diventano come tutti gli anni sempre più proibitivi. La bassa gradazione alcolica, la fragranza, la fresca temperatura di servizio e infine anche il prezzo contenuto fanno del vino alla spina una bevanda molto richiesta specialmente al mare e dovunque ci si scatena nelle feste di paese. Prosecco, Lambrusco ed altri frizzanti fanno la parte del leone, ovviamente. Ma a far bene la conta si trovano anche tutti i bianchi classici del Nord, dal Pinot Bianco allo Chardonnay per non parlare del Verduzzo e del Tocai, oltre ai rossi generosi delle pianure del Veneto e dell’Emilia Romagna, in primis Merlot, Cabernet, Raboso, Refosco, con qualche sorpresa fra i rosati. Ecco, appunto, i rosati…
I rosati, cioè i vini più dimenticati per tutto l’anno, d’estate si riscattano alla grande e vanno finalmente per la maggiore, come meritano. Non importa se in bottiglia, in bottiglione, in cartone o in tanica (sic!), d’estate i rosati hanno il proprio momento di gloria. Acciughe, sardine, gamberi, calamari, tutti quei fritti che ormai in casa non si cucinano quasi più (perché poi puzza troppo a lungo la cucina se non tutta quanta la casa), ma anche salsicce, braciole e costate alla brace, per non parlare di pastasciutte supreme condite con le superlative salse fatte in casa e imbottigliate in cortile in tutte le campagne e le località turistiche… che ci volete bere? Il rosato mette d’accordo tutti, o no?
E alla spina si trova anche quello. Fra gli altri c’è perfino qualche vino che non farebbe mai fortuna fuori dal territorio in cui nasce, un esempio fra tanti è il Rabosello, un frizzantino noto nel Trevisano che solo grazie alla mescita alla spina si è fatto strada fra i turisti tedeschi ed austriaci. Ne ho visti tanti riempire qualche bottiglia di plastica a fine vacanza e portarselo a casa. Cioè in trasferta, in quelle regioni dell’Europa centrale dove impera da sempre la birra e dove il vino è considerato ancora un lusso, troppo elegante, troppo importante, troppo caro. Ed ecco che anche quel Rabosello dei fusti d’alluminio o d’acciaio inox se ne va semplicemente così, con le sue piccole bollicine, a giocarsi la qualificazione in campo internazionale
Non la otterrà certamente con le tovaglie di carta e i bicchieri di plastica, ma intanto è proprio così che questo vino sconosciuto a sud dell’Adige riesce ad aprirsi la sua bella strada a partire dai campeggi dell’Adriatico dove si parla ormai prevalentemente tedesco con i relativi lungomare, lo struscio serale e le baldorie notturne, dove non si fa certo sottomettere dalla birra, anzi! E non è certo da solo, ma in allegra compagnia con tutti gli altri vini alla spina che i 12 gradi non li raggiungono nemmeno e non se li sognano neanche, ma parlo ovviamente soltanto del tenore alcoolico perché è proprio a 12 gradi (di temperatura, però!) che preferiscono essere serviti. Non sono certo di gran gala, ma c’è anche chi si accontenta delle briciole.
O meglio, anche il topolino vorrebbe la sua parte. Perché non dargliela? I bambini, che di solito imparano a vedere il mondo più dai cartoni animati che dai propri genitori, si sa che stanno più con Tom che con Jerry, simpatizzano più col topolino che col gatto. E in vacanza, diciamoci la verità, diventiamo un po’ più bambini tutti quanti, non è vero? Sì, è vero che finita la pacchia si torna poi a guardare questi vini alla spina ancora nel solito modo, un po’ più da adulti, un tantino più altezzosi, seriosi, critici. Anche la posizione vuole la sua parte.
Ma non riusciremo facilmente a dimenticare quella boccata d’aria fresca che con quei vini senza blasone, ma dall'insolita verve, ci siamo goduti in vacanza fino in fondo, i maschietti in canottiera e calzoncini corti e le bellezze col copricostume comprato al mercatino a pochi euro, ma tanto comodo. Perciò non facciamoci venire degli inutili scrupoli di coscienza, perché quei momenti, e quei vini, di sana spensieratezza, ci torneranno ancora in mente, nonostante le ottime bottiglie che ci aspettano sicuramente da qui fino alle prossime ferie.
Mario Crosta