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"Fatti &
Sfatti" accende i riflettori sugli argomenti più scottanti,
attuali e curiosi del mondo dell'enogastronomia. Una rubrica graffiante,
a volte polemica, ma sempre propositiva, con lo scopo di costruire e
non di demolire. Uno spazio dove vengono trattati anche argomenti dei
quali solitamente non si ha il coraggio di parlare. Un pezzo scritto
con uno stile agile, a volte divertente e dissacrante, che lo renderà
facimente consultabile anche ai numerosi lettori non addetti ai lavori.
Buon divertimento!
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Pubblicato il 6 Novembre 2007
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Zolletta? No, grazie...
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Per
entrare in argomento.....
Che il vino sia fatto soltanto di uva dev’essere diventato evidentemente una pretesa assurda. La Comunità Europea ha sempre autorizzato per esempio l’aggiunta di zucchero (parliamo di saccarosio, quello derivato dalla barbabietola) ai mosti senza dichiararlo in etichetta in tutte le regioni vinicole del nord e dell’est dove il tenore alcoolico del mosto non riesce da solo a raggiungere i minimi previsti, cosa che invece è espressamente vietata nelle regioni calde, come quelle di Spagna, Grecia, Portogallo, del sud della Francia e dell’Italia, perché qui le gradazioni alcooliche sono normalmente già elevate e spesso i vini non richiedono correzione alcuna. In queste regioni nelle annate sfavorevoli si autorizza piuttosto l’aggiunta di MCR, il mosto concentrato rettificato ottenuto dall’uva. Ma siamo proprio sicuri? |
Scorrendo le news on line dell'AGI Agenzia Italia, ci si può imbattere ancora in notizie come questa, dove si parla di sequestri di centinaia di ettolitri di vino, decine di tonnellate di uva, di sacchi di zucchero e di acido tartarico destinati a produrre vino di frodo. Ma è solo l’ultima di una lunga serie, di cui ringraziamo la Guardia di Finanza ed il NAS dei Carabinieri.
E poi, leggendo il commento di Angelo Gaja sulla vendemmia del 2007, ci si imbatte anche in questa sua legittima preoccupazione: "È da presumere che il MCR, comunque prodotto, sia rimasto in larga parte invenduto od inutilizzato nelle cantine per lo scopo al quale era destinato. Poiché è un prodotto di difficile conservazione che fine farà il MCR prodotto quest’anno? Quanto se ne è prodotto? A quanto ammonta complessivamente il contributo versato dalla Stato in favore della sua produzione? Occorrono un Grillo o un Gian Antonio Stella a richiamare l’attenzione sull’utilizzo che si fa del denaro pubblico, ed a chiedere un rendiconto? C’è il pericolo che il MCR di quest’anno, non utilizzato, venga destinato ad usi impropri?".
Insomma, tanto per non cambiare, siamo sempre nella nebbia per quanto concerne le normative, a tutto danno dell’ignaro consumatore che non sa più cosa c’è nel suo vino. A proporre maggiore chiarezza ci ha provato quest’estate la signora Mariann Fischer Boël, Commissario Europeo, con una proposta di riforma dell’organizzazione comune di mercato del vino, una moderna OCM-vino in cui tra l’altro assumerebbe un valore rilevante la qualità delle produzioni attraverso l'etichettatura, l'indicazione della zona d'origine, il divieto di zuccheraggio e il divieto di utilizzare mosti di provenienza extraeuropea.
Vietando lo zuccheraggio in tutta Europa, certamente diminuirebbe ipso facto la produzione di vino che attualmente è in abbondante eccesso e costa in spese per lo stockaggio e le distillazioni agevolate. C’è chi parla di una riduzione percentuale notevole, circa il 15%, che riequilibrerebbe il mercato. Inoltre vi sarebbero ulteriori altri vantaggi. Le regioni meridionali, invece di trasformare tutti i mosti in vini, potrebbero produrre normalmente anche mosti concentrati rettificati per aumentare il tenore alcoolico di quei mosti che altrove, per cause climatiche, non raggiungono il minimo. Di conseguenza si ridurrà anche la produzione eccedente di vini da tavola in quelle regioni meridionali dove s’imbottiglia di tutto di più e si ricorrerà in misura minore alle distillazioni agevolate ed alle estirpazioni dei vigneti.
Non mi azzarderei però a prevedere anche una benvenuta riduzione dei costi di produzione e dei prezzi di mercato, anche se in cuor mio plaudo senz’altro alle speranze di chi lo ha fatto, per esempio Romano Satolli del Giornale del Consumatore in un pezzo riportato da Teatro Naturale che definisce lo zuccheraggio del vino senza tanti mezzi termini come una grande truffa.
Anzi, se dovessi azzardare un pronostico, penso che data l’opposizione di quasi tutti i 27 Paesi comunitari, ognuno dei quali ha pensato esclusivamente in termini di interessi di cortile, la proposta del Commissario sarà talmente stravolta dai compromessi che anche chi lo zuccheraggio non l’avrebbe voluto potrebbe firmare tutto il contrario. Valga per tutti la linea negoziale del nostro ministro De Castro che potrebbe allentare la presa sullo zuccheraggio soltanto se "parallelamente vengono previsti gli aiuti all'uso dei mosti concentrati". Abbiamo capito benissimo: fatti fummo per essere fottuti…
Ma allora, visto che se ne sbatteranno altamente di approfittare dell’occasione per eliminare lo zuccheraggio del vino, che almeno l’uso di questa pratica venga dichiarato in etichetta come si fa ormai anche per i solfiti. Il consumatore ha diritto di sapere cosa bene, o no?
Ho assaggiato molti vini austriaci e tedeschi con gradazioni del tutto naturali e devo dire che indipendentemente dal tenore alcoolico, quando sono fatti bene sono veramente gustosi, buoni, floreali, fa piacere berli. E ne ho assaggiati anche di addizionati in vinificazione con il saccarosio. Posso dire che quelle correzioni servivano soltanto per poterne autorizzare la vendita, ma non è che ne abbiano migliorato la qualità. Perciò rimango del parere che nelle annate sfavorevoli, se il vino non raggiunge quel minimo che si è stabilito come giusto, allora è meglio destinarne l’uva, o i mosti, a qualcos’altro.
E poi, diciamocelo francamente, che ci si decida finalmente a mantenere in vita solo quei vigneti dove si sa che il tenore alcoolico lo si raggiunge comunque, estirpando gli altri, dove si potrebbe magari coltivare la rosa canina o insediare un impianto di elicicoltura, visto che non di solo vino vive l’uomo…
Mario Crosta