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FATTI & SFATTI / VINO

Un Solaia nel 2002: ma che coraggio!

 


 

"Fatti & Sfatti" accende i riflettori sugli argomenti più scottanti, attuali e curiosi del mondo dell'enogastronomia. Una rubrica graffiante, a volte polemica, ma sempre propositiva, con lo scopo di costruire e non di demolire. Uno spazio dove vengono trattati anche argomenti dei quali solitamente non si ha il coraggio di parlare. Un pezzo scritto con uno stile agile, a volte divertente e dissacrante, che lo renderà facimente consultabile anche ai numerosi lettori non addetti ai lavori. Buon divertimento!

A cura di Mario Crosta

Pubblicato il 3 Luglio 2007

Un Solaia nel 2002: ma che coraggio!

Per entrare in argomento.....

Si sapeva che Piero Antinori a suo tempo aveva deciso di produrre un Solaia perfino nell'annata 2002, che soltanto a citarla fa storcere il naso a tanti, davvero tanti, appassionati di vino. Ma non si era sicuri che ci riuscisse, perchè il 2002 per i grandi rossi è stata davvero un'annata diversa, come dichiara apertamente proprio l'etichetta di queste bottiglie che sono in commercio da poco.

Annata diversa, appunto, anche se verrebbe la voglia di definirla assolutamente storta e senza troppi complimenti. Ma è proprio quando il gioco diventa duro che i duri cominciano a giocare. Sono capaci in troppi di fare il vino buono quando l'annata è smaccatamente favorevole, quando è sufficiente non rovinare in cantina l'opera che la natura ha fatto in vigna, per intenderci con le forzature buone soltanto per le mode. Quindi fare un vino rosso buono in un'annata come il 2002 con le uve salvate per un pelo fra le pozzanghere dei poggi del Chianti, beh... se non è arte allora che cos'è?

I più smaliziati avranno notato subito che questo Solaia è fatto totalmente con Cabernet, per la precisione 90% Cabernet Sauvignon e 10% Cabernet Franc, dato che il Sangiovese quell'anno è stato veramente messo in ginocchio dalla furia del clima e gli Antinori hanno scelto di non usarlo per nulla. Di solito fa da quinta colonna, partecipa cioè per un solido quinto e la sua nobile parte l'ha sempre fatta a meraviglia. Ma in quell'annata c'era addirittura da decidere se fare questo vino che è il portabandiera dell'azienda, decidendo dei cambiamenti radicali e sacrificando il re delle uve di Toscana, oppure se non farlo proprio per nulla, come invece hanno deciso di fare tanti altri con i loro vini bandiera sia in Toscana che in Piemonte.

Certo, a Piero è stato più facile decidere perchè il Solaia non è né DOC né DOCG, sebbene mettendolo a confronto con quasi tutti i rossi incravattati d'Enotria e d'Oltralpe viene perfino da ridere a pensare che può presentarsi alle sfilate solo con le scarpe grosse. Ma proprio perchè sta fuori dalle gabbie dei disciplinari risponde soltanto ai criteri della sana conduzione aziendale e non si fa incaprettare dai vincoli burocratici. In questo caso la libertà quasi a piene mani del produttore si è dimostrata un bene inestimabile. Ripeto: in questo caso. E tanto per la precisione: in questa casa.

Si tratta infatti di una casa che ha più di seicento anni di onorata attività nel fare il vino, di una delle prime dieci aziende vinicole italiane come fatturato, di una griffe che la moda la fa e perciò non la insegue, di un autentico vulcano d'imprese enologiche in tutti e quattro gli angoli del mondo. Non pensiate però che vada soltanto incensata, perchè le sue brave pecche ce l'ha senz'altro, ma non si può dire certo che le manchi il coraggio. Bravi Antinori!

Ma non solo e non da soli. Devo confessarvi che personalmente ho un'ammirazione senza confini per chiunque abbia deciso nel 2002 di fare lo stesso i grandi vini rossi. Antinori comincia con la A, come anche i nomi delle tre belle figlie (per non parlare di quelli dei cavalli e dei cani che ne hanno goduto le carezze), perciò sta in cima alla lista, se non altro per ordine alfabetico. Ma spero che accolgano l'applauso che gli mando anche tutti gli altri vignaioli e vinattieri che come Piero in quell'annata hanno superato se stessi in vigna e in cantina per darci da bere meglio che potevano.

Non dimentico mai che scrivendo di vino si scrive di aromi, profumi, sapori e colori di un prodotto vivo della coltura e cultura della vita di campagna, quindi non mi perdo mai nella poesia. Penso piuttosto ai veri grandi sacrifici fatti dall'uomo che ha sfidato le intemperie del clima anche quando era malato e con la febbre, sia con un caldo da infarto e sia con il gelo che tagliava le mani e la faccia, sudando sette camicie nel lavorare la terra per provare a versarci nel bicchiere una parte, forse la migliore, di se stesso, della sua famiglia, della sua storia.

Quel suo vino nel calice non sarà mai lo stesso tutti gli anni, ogni annata risentirà di una vera miriade di varianti, nella buona o nella cattiva sorte. E quanto più riuscirà a corrispondere a questa naturalità, sincero in ciò che estrae dal sole, dalla terra, dalla pianta, dal genio e dal lavoro, tanto più potrà piacerci nella sostanza, almeno, che è quella che conta.

Qualche Barbaresco, alcuni Barolo, perfino dei Brunello nel 2002 sono stati coraggiosamente prodotti proprio come questo Solaia, anche se quelli sono stati un po' più ingabbiati dalle rigide regole dei rispettivi disciplinari. E spassionatamente consiglierei a tutti di non dimenticarli, di non snobbarli, di non rifiutarli (qui starebbe il vero misfatto) perchè all'assaggio possono rivelarsi interessanti, snelli, puliti. Anche senza tutti quei muscoli da lottatori che sapranno mostrare in altre annate, sono vini in cerca di enofili più che di intenditori e sarà perciò un piacere senz'altro trattarli come dei vini assolutamente da scoprire, perlomento da conoscere.

Sempre che siano dei vini sinceri, non dei sovraestratti per via dell'abuso di piccole botti, quelle che li allontanano dalla piacevolezza, dalla succosità e dall'armonia che arricchiscono appunto nei primi anni di maturazione quei vini che sono stati fatti scegliendo uno per uno i grappoli, a volte anche gli acini, delle poche uve raccolte sane nelle annate disastrose (pardon, "diverse"!). Non saranno in gran parte né vini da invecchiare né i preferiti dalle aste, perciò spunteranno dei prezzi decenti a fronte di una dignità decorosa. Basterà provarli. Anche soltanto per curiosità...

Mario Crosta

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