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"Fatti &
Sfatti" accende i riflettori sugli argomenti più scottanti,
attuali e curiosi del mondo dell'enogastronomia. Una rubrica graffiante,
a volte polemica, ma sempre propositiva, con lo scopo di costruire e
non di demolire. Uno spazio dove vengono trattati anche argomenti dei
quali solitamente non si ha il coraggio di parlare. Un pezzo scritto
con uno stile agile, a volte divertente e dissacrante, che lo renderà
facimente consultabile anche ai numerosi lettori non addetti ai lavori.
Buon divertimento!
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Pubblicato il 5 Giugno 2007
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Liberté, egalité, merde!
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Per
entrare in argomento.....
Come
ogni estate ci si riverserà davvero in tanti nelle località turistiche più
belle. E poi si cercherà qualcosa da comprare per ricordarsi il posto e la
vacanza. Ma a volte fra le offerte di souvenirs ci sono pure le
sorprese. Anzi, diciamo che per noi non lo sono nemmeno più tanto, forse
perchè ce ne siamo talmente abituati che non ci facciamo nemmeno più caso.
Ma uno straniero che le scopre magari per la prima volta può anche
rimanerci male, come l'enoturista polacco Rurale che ha scritto un
articoletto dal titolo "Mi è venuto un colpo!" che vi traduco subito.
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«Mi è venuto un colpo, anche se
sicuramente non doveva. Sono stato a sciare nelle Dolomiti italiane. Tutto molto
piacevole ed allegro, finché non ho visto la vetrina di uno di quei negozietti
dei luoghi di vacanza con l'insegna "prodotti tipici". Tutto sarebbe stato OK se
non avessi visto alcune bottiglie di grappe e di vini "nostalgici". In etichetta
i ritratti di Mussolini o di Hitler. Ogni bottiglia portava il nome di Grappa
del Duce oppure del Führer. Dunque qualcuno sente nostalgia e qualcuno le
compra. In questo mondo di sogno delle vacanze, nel quale siamo soltanto per un
attimo, c'è qualcuno che dopo più di mezzo secolo ha ancora voglia di tornare
all'incubo e sicuramente, bevendo questi distillati, pensa, desidera ma che
cosa? Mi è difficile perfino immaginarlo.
Nel cuore di
quella stessa notte avrei voluto avvicinarmi pian pianino a quella vetrina con
il classico mattone in mano e... ma poi mi sono ricordato che un tale, un
Georgiano, aveva cercato perfino di convincermi a comprare il vino Khvanchkara.
Ne aveva elogiato le doti in mille modi, poi finalmente ha sparato la cannonata
più forte: a quanto pare era il vino preferito da Giuseppe Stalin. Parlava e
parlava... ma avevo già smesso di ascoltarlo perchè pensavo esclusivamente a
come anche una sola parola di quel "piccolo sole Peppino" poteva condannare a
morte ed a sofferenza milioni di persone. E come ha cambiato il cammino della
storia, come ha provocato dolori, come ha sterminato vite e pensieri! Dobbiamo
in parte anche a lui quello che siamo, anzi quello che non potremo mai essere, e
dovrei riuscire ad ingoiare questo vino fatto dal vitigno mudjuretuli?
No. Non ne berrò mai nemmeno un calice.
Il Georgiano
a un certo punto aveva finito i suoi discorsi, incominciava a sorridere e
attendeva. E a me per un attimo è venuta la voglia di mollargli addirittura un
pugno sul muso ma poi mi sono ricordato che nel quartiere Ursynow di Varsavia
c'è la torrefazione di un Serbo. Grazie a lui si può fare il giro del mondo
senza nemmeno muoversi dal proprio comodo sofà di Varsavia e gustare un espresso
fatto da chicchi che sono cresciuti in Brasile, Costarica, Guatemala o Etiopia.
Oltre al caffè vende tutto quello che gli è necessario: le tazze, le caffettiere
e un mucchio di altri gadget che non riuscirò mai a capire a cosa
servono. Un giorno nella vetrina del suo negozio è apparsa una pubblicità più o
meno dal seguente contenuto: "raccomandiamo i macinini d'ottone, fatti dai
prigionieri di Srebrenica, la città di Slobodan Milosevic". Quando l'ho
letto mi è venuto il mal di testa. Ho pensato di nuovo al mattone, di soppiatto,
di notte....
Alla fin fine
non ho fatto a botte col Georgiano perchè mi spaventa perdere la vita. Non
soltanto la mia, ma anche quella dei famigliari almeno fino al sesto grado di
parentela. E non ho nemmeno gettato i mattoni contro quelle vetrine, perchè la
storia insegna che di regola le conseguenze di tali gesti sono miserrime. Mi
sono ricordato però il libro di Stephen Clark "Merde! Un anno a
Parigi". È un racconto non molto avvincente del confronto di un inglese con la
cultura francese. Di vino non ne parla quasi mai. Ogni tanto ammette che il
protagonista principale si gusta la raclette con un fresco Apremont di
Savoia, o mangia un flan di pesce prosciugando una bottiglia di
Sancerre della valle della Loira. Ma butta là una frase importante: "È un bene
adesso essere fascista in Francia. Questa è la nostalgie". "Merde!" ho pensato. "Liberté, egalité, merde".
Tempi maledetti...»
A queste note
piuttosto arrabbiate di Rurale, che è uno dei forumisti più attivi sul sito
polacco dedicato al vino da gazeta.pl,
posso aggiungere che i ricordini per nostalgici sono all'ordine del giorno un
po' dappertutto, anzi ce n'è un vero e proprio mercato con i suoi collezionisti.
La rivista britannica di vino "Decanter" ha informato recentemente che ad
un'asta è stata battuta una bottiglia di "Führerwein" dell'annata 1943 che
Hitler aveva ricevuto in dono dai generali nazisti in occasione del suo 54°
compleanno. Di quel vino si sa soltanto che è uno schwarzer tafelwein.
E per l'occasione i giornalisti di Decanter in quell'articolo citano la cantina
friulana di Alessandro Lunardelli che dal 1995 vende vini del Friuli etichettati
anche con l'effige di Hitler o di Stalin o di Mussolini, un'offerta secondo loro
indirizzata soprattutto ai turisti che trascorrono le vacanze in Italia.
Tanti hanno
criticato e criticano Lunardelli, a suo tempo era intervenuta perfino la
magistratura che il 3 marzo 1995 a Bolzano gli ha dato ragione nella causa
intentatagli contro dalla Südtiroler Volkspartei e dalla Comuntà Ebraica.
Secondo quel GIP l'etichetta nostalgica non intendeva esaltare il Duce, ma bensì
il vino, quindi era semplice pubblicità al prodotto. Da allora le sue brave
50.000 bottiglie l'anno le vende comunque sempre e non soltanto in Italia, ma in
tutta Europa. Con un'unica eccezione: l'Austria, proprio là dove è nato Hitler!
Al misfatto in
etichetta denunciato nell'articoletto di Rurale su winomania.pl contrapporrei un fatto, cioè tutto un altro stile di etichette nostrane.
Ehi, ragazzi, non spingete... lo so già che a voi enofili piemontesi viene in
mente (accidenti... che languorino!!!) quella del Barolo di Pier Paolo Monti di
Monforte d'Alba, con la stupenda fotografia fatta da tergo alle prosperose
nudità di una sensualissima pulzella (e sempre sia lodato l'artista, il
norvegese Tom Sandberg). No, parlo invece dell'etichetta in Braille del Frascati
Superiore Villa Chigi dei Vigneti Villafranca, storica azienda in Cecchina di
Albano Laziale. L'etichetta, oltre alle iscrizioni leggibili dai vedenti,
riporta su un lato le piccole punzecchiature del sistema di scrittura Braille.
Anche i non-vedenti, quindi, possono leggervi il nome del vino e della DOC,
l'annata e la gradazione alcolica. Non saranno forse i primi al mondo in questa
piccola ma utile iniziativa, comunque sia una parte del ricavato delle vendite
di tutta la linea Villa Chigi dell'azienda, per esempio del 2003, è stato
devoluto ad alcune iniziative dell'Unione Italiana Ciechi ed al Lions Club di
Roma per l'addestramento dei cani guida per non-vedenti. In Italia per fortuna
c'è anche questo...
Mario Crosta