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"Fatti &
Sfatti" accende i riflettori sugli argomenti più scottanti,
attuali e curiosi del mondo dell'enogastronomia. Una rubrica graffiante,
a volte polemica, ma sempre propositiva, con lo scopo di costruire e
non di demolire. Uno spazio dove vengono trattati anche argomenti dei
quali solitamente non si ha il coraggio di parlare. Un pezzo scritto
con uno stile agile, a volte divertente e dissacrante, che lo renderà
facimente consultabile anche ai numerosi lettori non addetti ai lavori.
Buon divertimento!
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Pubblicato il 2 Maggio 2006
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Aria di manette nel mondo del vino!
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Per
entrare in argomento.....
Quando si dice la sfiga! Il 10 Aprile si era appena concluso il Vinitaly 2006, quello che è stato definito da Angelo Gaja come "il miglior Vinitaly degli ultimi trent'anni, la più bella festa del vino del mondo con ben 144.000 presenze al suo 40° compleanno, ed ecco che il 13 Aprile è rimbalzata su tutti i giornali la notizia guastafeste, quella che anche col bicarbonato non c'è verso di digerire. Tutti magari se l'aspettavano, se ne parla da almeno cinque anni, ma nel silenzio generale che ha accompagnato i postumi di quella sacrosanta sbronza veronese ha fatto tanto di quel rumore che perfino i più navigati filibustieri del mondo del vino si sono rintanati in cantina per non sentire rintronare le orecchie. |
È successo semplicemente che nella mattina del 13 Aprile il Comando Carabinieri Politiche Agricole ha cominciato a portare in caserma uno dopo l'altro ben 14 componenti di una vera e propria associazione a delinquere intrufolata nel mondo del vino in diverse regioni. L'operazione "vigne nuove", che riguarda numerose truffe nel settore vitivinicolo, è stata disposta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari ed è stata eseguita dai militari dei Nuclei Antifrodi del Comando Carabinieri Politiche Agricole, ma ha scoperto soltanto la punta di un iceberg e si prevede che non si fermerà certo ai primi arresti (in carcere o domiciliari) operati nelle province di Bari, Asti, Venezia, Grosseto e Siena. Fra gli arrestati ci sono un ex dirigente ed un funzionario dell'Ispettorato Provinciale Agricoltura di Bari nonché il direttore dell'Unione Provinciale Agricoltori di Asti.
L'accusa è pesante: truffa a danno di privati, truffa aggravata, peculato e falso. I 14 stanati avrebbero rivenduto in modo fraudolento, all'insaputa dei reali proprietari, diritti di reimpianto per uva da vino ad almeno 80 ignari viticoltori, tra cui Gianni Zonin. La truffa avrebbe permesso agli arrestati di trarre profitti per circa 4 milioni e mezzo di euro (9 miliardi delle vecchie lire!) dal 1999 al 2002. In certi casi avrebbero anche falsificato la relativa documentazione amministrativa, trattandosi di diritti scaduti o inesistenti per un ammontare complessivo di 600 ettari di vigneti, che potrebbero essere quindi espiantati perchè abusivi.
L'inchiesta è stata avviata nel 2001 quando Nicola Marmo (di An, ex assessore all'Agricoltura della Regione Puglia) ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Bari segnalando presunte irregolarità nella commercializzazione dei cosiddetti diritti di reimpianto di vigneti. Ultimamente le autorizzazioni per questo commercio vengono rilasciate dagli Ispettorati Provinciali all'Agricoltura in quanto la normativa comunitaria non consente nuovi impianti in Italia almeno fino al 2010.
Perciò numerosi imprenditori del nord (Piemonte, Veneto, Toscana e Friuli Venezia Giulia in prima fila) hanno cercato di acquistare i diritti di reimpianto da altri agricoltori che volevano invece disfarsene, in modo da incrementare le proprie produzioni vitivinicole, pagando da 5 a 10 milioni delle vecchie lire per ogni ettaro.
Che la criminalità organizzata abbia messo le sue sporche mani nella vitivinicoltura e nell'agricoltura in generale è ormai un dato di fatto. E non ci sono soltanto i volponi di cui sopra, ma anche le iene. Dopo l'attentato all'azienda "Frutti del Sole" (realtà produttiva legata all'azione di rilancio della Calabria da parte di monsignor Brigantini) denunciato dai colleghi on line di Teatro Naturale, la sera di sabato 8 aprile è stato provocato un incendio all'interno delle serre di lamponi della stessa azienda a Casignana, in provincia di Reggio Calabria.
Secondo la Confederazione Italiana Agricoltori il quadro attuale è sconcertante. "In alcuni mercati ortofrutticoli c'è un vero e proprio sottobosco, fatto di intimidazioni, di pressioni, di prepotenze, di listini di frutta e verdura gonfiati ad arte, di controllo delle vendite, di soprusi nei confronti degli agricoltori, costretti a cedere i loro prodotti a prezzi stracciati, e degli operatori commerciali. Un assurdo clima di illegalità dove regna il terrore, la paura, la violenza". Ciò che si registra nelle campagne, ha voluto evidenziare la Cia, è un fenomeno preoccupante che tende ad affossare le energie e lo spirito imprenditoriale degli agricoltori, vittime designate di un progetto criminoso attraverso cui si vuole avere il reale controllo di tutte le operazioni commerciali e della stessa produzione di vino, olio, frutta e verdura.
Nelle regioni del Sud la situazione è a dir poco inquietante. "Sono ormai all'ordine del giorno i furti di attrezzature e mezzi agricoli, il racket, l'abigeato, le estorsioni, il danneggiamento alle colture, le aggressioni, l'usura, le macellazioni clandestine, le truffe nei confronti dell'Unione Europea, il caporalato". In particolare nel Sud ci sono migliaia di produttori agricoli nelle mani della mafia, della camorra, della ndrangheta, della sacra corona unita e che sono soggetti a pressioni, minacce e a ogni forma di sopruso. Siamo in presenza di un'attività illecita che frutta alla malavita, ogni anno, un giro d'affari che supera abbondantemente i 7 miliardi e mezzo di euro.
Purtroppo i mass-media sono piuttosto distratti, come al solito pensano a riportare altre notizie, quelle che fanno cassetta perchè riguardano i pettegolezzi del gossip, la conta delle vacche in politica e uno sport che è sempre meno spettacolo.
Ma il silenzio non paga, la Giustizia sì. Nell'ambito della Direzione nazionale Antimafia, è stato istituito uno specifico servizio per combattere la criminalità nel settore agricolo, cosa molto importante soprattutto perchè a differenza della criminalità nei centri urbani (dove almeno c'è un preciso punto di riferimento che sono le forze dell'ordine, qui abbastanza facilmente reperibili) nelle campagne l'agricoltore è spesso solo, disarmato e inerme, per cui, quando gli va bene non gli rimane che scendere a patti per salvare la pelle.
Cerchiamo di essere solidali con questi onesti lavoratori, ricordiamocene sempre, ma soprattutto proviamo a sfruttare l'occasione delle prossime Cantine Aperte (per esempio le prime sono sabato 27 e domenica 28 maggio in Friuli Venezia Giulia) per bere bene, scoprire i più bei luoghi della sana vitivinicoltura, ma anche per stringere la mano ai nostri vignaioli, che ne hanno tanto bisogno.
Mario Crosta