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"Fatti &
Sfatti" accende i riflettori sugli argomenti più scottanti,
attuali e curiosi del mondo dell'enogastronomia. Una rubrica graffiante,
a volte polemica, ma sempre propositiva, con lo scopo di costruire e
non di demolire. Uno spazio dove vengono trattati anche argomenti dei
quali solitamente non si ha il coraggio di parlare. Un pezzo scritto
con uno stile agile, a volte divertente e dissacrante, che lo renderà
facimente consultabile anche ai numerosi lettori non addetti ai lavori.
Buon divertimento!
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Pubblicato il 10 Gennaio 2006
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Dobbiamo tornare alle damigiane ed ai bottiglioni?
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Per
entrare in argomento.....
Quando ho appreso la notizia del sequestro delle partite di latte per l'infanzia confezionate in Tetrapack sono letteralmente saltato sulla sedia, come penso abbiano fatto in tanti. Ho una bella bambina di sette mesi, nata prematura, mi veniva perciò da piangere e ho cominciato a tempestare di telefonate amici medici, primari di laboratorio ed ex colleghi che hanno lavorato tanti anni fa con me in un'industria alimentare novarese. |
Insomma volevo giustamente sapere molto di più di quanto passa la televisione, che ultimamente sembra essere diventata un altoparlante di notizie allarmanti e catastrofiche e provoca incautamente, ma certamente, molti più infarti che uno spogliarello integrale. L'ayatollah, il talebano, il kamikaze, il nemico pubblico numero uno di turno questa volta si chiama Isopropyl Thioxanthone ed è salito velocemente alla ribalta con la sigla ITX. Si tratta di un idrocarburo aromatico fotoiniziatore, cioè che avvia la polimerizzazione dell'inchiostro nei processi grafici ed è usato per fissare le scritte e le immagini soprattutto all'esterno delle confezioni in cartone (tetrapack), ma anche sui film di plastica contenuti al loro interno.
L'ITX è stato trovato nell'unico posto dove non doveva proprio esserci, disciolto nel liquido alimentare contenuto in queste moderne e comode confezioni. Dapprima nel latte per l'infanzia della Nestlè e della Milupa, poi anche in succhi di frutta, dessert, passate di pomodoro, latte UHT, panna, besciamella, mozzarelle, cocktails di frutta nel latte, minestre pronte, probabilmente lo troveranno anche nel vino ed in un'altra cinquantina di prodotti alimentari similmente confezionati. A rischio sono potenzialmente circa 1.200 marchi per un totale di circa 2.500 prodotti.
Il fenomeno può essere avvenuto per un difetto delle lampade ultraviolette che fissano l'inchiostro sulla confezione e che dovrebbero invece evitare che la sostanza trasudi all'interno del cartone, oppure a causa di una velocità eccessiva delle linee di confezione e stampa. Avarie o conduzioni errate dei processi produttivi che in tutte le industrie alimentari dovrebbero conseguentemente tradursi in una segregazione precauzionale dei prodotti secondo il sistema di assicurazione della qualità al livello più alto, che purtroppo non è ancora obbligatorio.
Ma tutte, dico tutte, le risposte che ho avuto sono state univoche e precise. Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche non risultano effetti genotossici o cancerogeni di questa sostanza. Soltanto allo stato puro può causare intossicazioni ed irritazioni della pelle, infatti ci vogliono i guanti per manipolarla allo stato libero. Ma nelle minime quantità accertate dalle analisi degli alimenti risultati finora inquinati, sulla base dei pochi dati scientifici di cui si dispone, la presenza dell'ITX, anche se inaccettabile, non costituisce però un rischio allarmante per la salute umana.
Certo il dubbio rimane sempre, perchè siamo soprattutto male e poco informati, ma lo spavento almeno si è ridimensionato. Non mi è passata per niente invece la rabbia per come l'accaduto è stato trattato dai mass media. A me pare che ci trattino da perfetti imbecilli e che facciano a gara tra loro a chi fa più ascolto o vende più copie sbattendo il mostro in prima pagina. Per quanto riguarda i mass media non siamo ancora entrati nel terzo millennio, vince ancora chi fa più grancassa, chi grida più forte "dalli all'untore" (come avveniva nel medio evo quando imperversava la peste) oppure "al rogo la strega" (come ai tempi dell'Inquisizione). Per quanto riguarda l'informazione e la controinformazione, soprattutto sui problemi della salute pubblica (ma non solo), la domanda di rigorosità, precisione e documentazione si moltiplica in modo esponenziale mentre l'offerta è sempre più carente.
Detto questo, non intendo però sollevare dalle responsabilità le industrie alimentari coinvolte in questo come in altri casi simili. A guardare le paradisiache reclame che fanno in televisione sembrano tutte verginelle. Ma questo ed altri fatti ne evidenziano piuttosto l'abituale malcostume, perchè continuano ad operare come se nulla fosse secondo mere logiche di mercato a scapito dei necessari investimenti in materia di sicurezza alimentare, di tutela della salute dei propri lavoratori e dei consumatori, senza attivare i controlli più scrupolosi sulla salubrità dei processi produttivi e dei prodotti prima che questi ultimi vengano immessi sul mercato.
A tutte queste industrie, così come a tutte quelle farmaceutiche, non si può più lasciare mano libera. Come minimo le si obblighi perlomeno alla certificazione ISO 9000, che riguarda i sistemi di assicurazione della qualità del produttore.
E poi, sinceramente, non riesco più a sopportare nemmeno le Istituzioni che continuano ad arrivare, come le autoambulanze, soltanto dopo che l'incidente è avvenuto, mentre dovrebbero compiere appieno il loro compito primo, che è la prevenzione. Quando succede un patatrac ripetono sempre le solite baggianate, con l'enfasi del famoso senno di poi. Sì, faranno i controlli. Sì, faranno gli accertamenti. Sì, prenderanno i soliti "severi" provvedimenti. Sì, se mio nonno avesse avuto cinque palle sarebbe stato un flipper...
Da consumatore di vino, in ogni caso, un'ulteriore curiosità ce l'avrei. Se anche le confezioni dei vini in Tetrapack sono state realizzate utilizzando l'ITX allora anche per il vino ci sarebbe il rischio di contaminazione da ITX. Il fatto che l'ITX sia una sostanza liposolubile farebbe supporre che la sua eventuale presenza nel vino in cartoni possa essere in concentrazioni molto inferiori rispetto a quelle rilevate finora nel latte, che in questo caso non costituiscono un pericolo allarmante. Ma quali potrebbero essere gli effetti per la salute umana derivanti dall'eventuale contatto tra vino e ITX? C'è qualcuno tra i produttori di vino in cartoni che potrebbe fornirci una risposta esauriente o dobbiamo tornare alle damigiane ed ai bottiglioni?
Mario Crosta