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FATTI & SFATTI / VINO

Vino al miele, benvenuto! Ma guai agli azzeccagarbugli...

 


 

"Fatti & Sfatti" accende i riflettori sugli argomenti più scottanti, attuali e curiosi del mondo dell'enogastronomia. Una rubrica graffiante, a volte polemica, ma sempre propositiva, con lo scopo di costruire e non di demolire. Uno spazio dove vengono trattati anche argomenti dei quali solitamente non si ha il coraggio di parlare. Un pezzo scritto con uno stile agile, a volte divertente e dissacrante, che lo renderà facimente consultabile anche ai numerosi lettori non addetti ai lavori. Buon divertimento!

A cura di Mario Crosta

Pubblicato il 2 Novembre 2004

Vino al miele, benvenuto! Ma guai agli azzeccagarbugli...

Per entrare in argomento.....

A Matelica un buon Verdicchio aromatizzato con dell'ottimo miele non ripropone soltanto un bel tema che si è sviluppato fin dai tempi dell'antica Roma ed è giunto fino ai nostri giorni con il Moscato di Noto mandorlato, il Marsala all'uovo, il Barolo chinato ed il vin brulé. Serpeggia anche il terrore di possibili correzioni anomale con aromi sintetici, sottoposte all'attenzione dei Sommelier durante il MiWine Emotions.

Le cantine Belisario hanno recentemente messo in commercio il Melitites, un Verdicchio aromatizzato con il miele, frutto di una collaborazione tra gli enologi della Belisario, gli apicoltori della Cooperativa Apicoltori Montani e gli specialisti del Centro Analisi Sensoriale di Matelica. Un prodotto marchigiano verace, dolce, 14 gradi, che avrà non poco successo se abbinato con i dessert. L'idea non è nuova. Già duemila anni fa gli antichi Romani aggiungevano al vino altre sostanze naturali, come il miele o l'aceto, per renderlo almeno piacevole, visto che a quell'epoca la piacevolezza non era certo la caratteristica di quel succo di un'enologia elementare.

Una consuetudine, quella di correggere il vino, che per fortuna è rimasta radicata perfino in altre regioni di cui le legioni imperiali hanno calcato i suoli e che nel tempo ha portato a ricercare nuovi sapori producendo, fra l'altro, alcune autentiche leccornie come il Moscato di Noto mandorlato, il Marsala all'uovo, il Barolo chinato ed il vin brulé. Ringraziamo dunque i nostri pionieri marchigiani per aver rispolverato Plinio il Vecchio e anche per non aver scelto l'altro ingrediente menzionato da questo storico antico, l'aceto, che con tutto il rispetto che abbiamo per i nostri avi latini non mi sembra proprio consono alle attuali abitudini alimentari dei loro posteri.

Una bella notizia, dunque, e chissà che non nasca qualche altro capolavoro d'ingegno del gusto (in primis mi viene in mente il Bellini, il famoso cocktail di pesca bianca e prosecco) che unisca il vino ai piaceri più sani. Il fatto sarebbe scivolato via con questo buon viatico, stiamo già pensando alle feste, per carità, si avvicina il Natale, non bisognerebbe tirare le orecchie a nessuno e un largo sorriso da cronaca rosa non ci starebbe male. Invece c'è anche la cronaca nera, purtroppo, che non smette mai di preoccuparci guardacaso proprio in fatto di correzione del vino.

Esaurita da qualche generazione la messa in commercio di vini di seconda torchiatura corretti con l'acqua, come quel puntalone abitudinario dei bisnonni di Romagna, e non ancora dimenticati i morti causati dall'aggiunta di metanolo ad alcuni vinacci piemontesi di una trentina d'anni fa, in questo campo non si può certamente dormire sugli allori.

I sommelier che hanno magistralmente servito i migliori vini italiani ed esteri alle degustazioni serali del MiWine Emotions nel giugno scorso ricorderanno senz'altro i loro stessi volti attoniti e sbiancati di colpo durante una degustazione professionale, fatta a scopo educativo, scolastico, di addestramento alla professione, quando sono stati assaggiati dei campioni di vino corretti con degli aromi sintetici regolarmente in commercio. Ci si guardava tutti in faccia con la stessa identica preoccupazione, anzi con spavento, per quello che ci potrebbe riservare il futuro del vino con questi sistemi, se solo venissero adottati da qualche furbastro, da quel genere di furbastri di cui abbonda anche il nostro bel Paese e non solo l'Australia, un intero continente dove nel vino si consente di tutto, dai chips di legno alle sciroppate di glicerina, dalle cucchiaiate di acido tartarico fino a chissà quale altra diavoleria, chiamiamola pure biotech, così all'inglese la supposta scivola meglio.

Già le nostre autorità politiche sono state talmente spiazzate dalla diffusione di fatto delle viti OGM, cioè dall'introduzione di organismi geneticamente modificati in agricoltura, che sono le associazione di categoria a doversi muovere, e in tutta fretta. Come le 530 città del vino e la Coldiretti, che hanno dovuto firmare un protocollo d'intesa per tutelare almeno fra i propri associati la vitivinicoltura di qualità ed i vitigni autoctoni, vietando la possibilità di utilizzare tecnologie avanzate per proteggere i vitigni italiani dai principali parassiti che ne compromettono la qualità.

Con tutti gli auguri possibili ed immaginabili, quanto reggerà questa importante presa di posizione di fronte al fatto che oggi un ettaro di vigneto richiede in media 50 chili di fitofarmaci l'anno per proteggerlo dai parassiti, che moltiplicati per gli 850.000 ettari del vigneto Italia significano 42.500 tonnellate di fitofarmaci immessi nell'ambiente, pari a circa 2.000 TIR tutti in fila uno dietro l'altro?

Figuriamoci poi quelle stesse autorità di fronte ad un fenomeno che diventerebbe incontrollabile come quello della correzione degli aromi e dei gusti di una massa di vinacci che può essere fatta semplicemente utilizzando dei kit di sostanze sintetiche regolarmente in commercio, finora usate solo nell'industria cosmetica o, come la vaniglia, perfino in quella dei pneumatici! Alle donne piace la vaniglia nel vino? Ma quale barrique di rovere di Allier... metti due cucchiai di quel boccettino e vai alla grande! Agli intenditori un sentore di buon legno antico susciterebbe qualche emozione al punto da scriverne un articolo? Due cucchiai di chips e vai col liscio...

Esaltatori di sapori del resto sono già presenti in molti alimenti trasformati dall'industria alimentare, con tutti i crismi della legge, e nessuno ha fiatato. Vaselina sì o vaselina no, se si applica la par condicio qualcuno se la dovrà pur prendere in un certo qual posto, no?

Speriamo almeno che i prezzi degli aromi sintetici siano tanto elevati da tradursi in altrettanti elevati prezzi delle bottiglie. Così almeno di quelle fasulle "note di tabacco, cuoio, vaniglia" e di quell'alchimia di "bouquet di piccoli frutti di bosco e sentori tropicali", che saranno come sempre osannati da una pletora di guru, potranno godere soltanto le tavole dei salotti più esclusivi.

Quelle, per intenderci, dei vip abituati a decidere le cosiddette mode ed a fare incetta delle novità enologiche più costose, quando invece il resto della popolazione comincia adesso a grattare i fondi del borsellino vuoto e a pensare di destinare per l'ennesima volta le tredicesime per far quadrare i conti di casa e le rate dei mutui.

Ma anche quelle dei cosiddetti paladini del liberismo sfrenato, che alle ferme prese di posizione del giovane ministro Alemanno mettono sempre lacci e laccetti in quanto, per dirla con il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in occasione del primo rinvio del decreto sugli Ogm, "il senso dell'azione del governo è quello di dare più libertà ai cittadini, e per ogni provvedimento adottato mi domando se aumenti o diminuisca la libertà dei cittadini. Se la diminuisce, la norma non viene lasciata passare, come è accaduto sugli Ogm".

A me sembra che la nostra libertà finisca là dove comincia quella degli altri, signor Presidente. Evidentemente la Sua continua ben oltre. E pensare che proprio Lei era molto più attento di altri ai sondaggi in occasione delle campagne elettorali... oltre che all'abbinamento dei Suoi eleganti doppiopetto con la serie delle Sue raffinate cravatte (almeno in questo l'amico Sergio, ora sindaco in quel di Bologna, ne deve fare di strada per imparare!). Che la bandana da Lei calzata a Porto Cervo in estate sia stata soltanto l'anticipo di una Sua prossima piratesca benda sull'occhio e magari di un ulteriore uncino che Le spunterà dal polso? Liberi come alla Tortuga, dove però bevevano uno schifo di rhum...

Mario Crosta

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