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"Fatti &
Sfatti" accende i riflettori sugli argomenti più scottanti,
attuali e curiosi del mondo dell'enogastronomia. Una rubrica graffiante,
a volte polemica, ma sempre propositiva, con lo scopo di costruire e
non di demolire. Uno spazio dove vengono trattati anche argomenti dei
quali solitamente non si ha il coraggio di parlare. Un pezzo scritto
con uno stile agile, a volte divertente e dissacrante, che lo renderà
facimente consultabile anche ai numerosi lettori non addetti ai lavori.
Buon divertimento!
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Il vostro vino è troppo caro: parola di ministro!
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Per
entrare in argomento.....
Non capita tutti i giorni che un ministro in un'occasione ufficiale bacchetti gli operatori di un settore che fino a ieri era considerato intoccabile. Invece il ministro Alemanno all'inaugurazione del Vinitaly 2004 ha mandato un forte segnale al mondo del vino italiano. Se non ne può più neanche lui è tutto dire......
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Il grido di allarme era già venuto da più parti, anche se è passato un po' in sordina per via dell'introduzione dell'euro che ha moltiplicato tutti i prezzi e non solo quelli del vino. Ma adesso è ufficiale: il Vinitaly si è aperto con una bacchettata sulle dita giustamente meritata. Il ministro Alemanno nel suo intervento ha detto che bisogna dire no ai rincari ingiustificati sul vino, perché non è il prezzo che fa necessariamente la qualità ed è necessario, quindi, un giusto rapporto tra qualità e prezzo. Alemanno ha anche aggiunto che se non ci si dà una regolata sui prezzi restiamo imbottigliati tra la produzione francese che ci sta sopra e i vini dei Paesi emergenti che crescono sul piano della qualità a prezzi concorrenziali.
Tutti hanno sentito, ma questo è un Paese di code di paglia, di gente che va a 200 in autostrada e poi dice che il radar non ha visto che stava già frenando, di gente a spasso col cane che scagazza sui marciapiedi e ha dimenticato a casa la paletta per la prima (o per l'ennesima?) volta, perciò è cominciato il valzer del rimpiattino. I produttori di vino hanno accusato i ristoratori di ricarichi fino al 500% delle bottiglie poste sulla tavola e gli enotecari di ricarichi fino all'80%. Ma questo malcostume, che è veramente diventato eccessivo e merita certamente un calmiere, non ha frenato il consumo di vino in Italia che anzi, sempre secondo Alemanno, ha tenuto. Se guardiamo bene le cifre, anche i produttori dovrebbero farsi un'esame di coscienza.
Infatti nel 2003, secondo le elaborazioni ISMEA dei dati ISTAT, le esportazioni di vino italiano hanno segnato un calo del 16% in ettolitri e del 3,3% in denaro. Questo vuol dire aver venduto meno vino all'estero perchè era troppo caro. Per contro le importazioni di vino straniero sono aumentate del 56% in ettolitri e del 13% in denaro. E questo vuol dire aver consumato più vino straniero perchè è diventato molto più conveniente. La matematica non è un'opinione, inutile nascondersi dietro un dito. Si vede che chi ha tradotto la Bibbia nella nostra lingua dev'essersi sbagliato. Non era una foglia di fico quella che Adamo ed Eva hanno usato per coprirsi le nudità, ma una foglia di vite, una vite evidentemente italiana.
Quando c'erano ancora le monete diverse potevano anche prenderci per fessi, dicendo che la lira era salita troppo, il dollaro era calato e altre balle del genere. Ma adesso in tutta Europa i prezzi sono in euro. Come mai la Spagna ha letteralmente triplicato le sue esportazioni di vino verso l'Italia e anche la Francia le ha aumentate, sebbene in misura più contenuta? Qualcuno afferma che le vendemmie del 2002 e del 2003 hanno danneggiato la produzione e perciò sono saliti i costi. Altra favola per gli allocchi. Come mai i prezzi erano inesorabilmente saliti anche nel quinquennio di ottime vendemmie della fine del secolo scorso?
La realtà è piuttosto un'altra: la si giri e la si rigiri come si vuole, il vino che proponiamo all'estero sta perdendo sempre più le caratteristiche organolettiche del vino tradizionale e tipico e sta somigliando sempre più ai vini internazionali, ad un costo maggiore perchè si è voluto rinnovare vigneti e attrezzature di cantina secondo il gusto che si crede vada di moda nella City di Londra ed a Manatthan Square. Le barbatelle dei vitigni autoctoni italiani non fanno più al caso dei 1.200 produttori italiani di vino che esportano. Anzi, questi sono andati a comprare portainnesti, vitigni e cloni particolari in quel di Bordeaux e di Borgogna, barriques di rovere di Allier (un bosco che sembra diventato di dimensioni praticamente infinite), hanno rifatto i vigneti e rieducato la manodopera alle tecnologie californiane e bordolesi, si sono lanciati in una competizione di marketing e di reclame tutta rivolta all'ottenimento di premi e di riconoscimenti dalle guide e tutto questo è costato una barca di miliardi. Le altre 29.000 cantine italiane che imbottigliano ciascuna almeno cinque vini diversi, ma praticamente soltanto per il consumo interno, e le altre 800.000 aziende italiane che producono vino praticamente per il solo consumo locale o famigliare oggi possono assistere al fallimento di quella politica e decidere di non seguire ingenuamente la stessa strada, ma facendo tesoro di questa triste esperienza migliorare i propri vini senza snaturarli.
Infatti gli unici produttori che possono essere ben soddisfatti di come sono andate le vendite, soprattutto all'estero, del 2003 sono quelli che negli ultimi anni hanno mantenuto i piedi ben saldi per terra, per scelta o grazie ai vincoli del disciplinare DOCG, senza stravolgere nulla, anzi rispettando pienamente la tradizione e la tipicità. Grande successo, per esempio, per l'Asti DOCG, prodotto in 68 milioni e 661 mila bottiglie, che ha aumentato le sue vendite in Italia del 2% e le sue esportazioni all'estero in quasi tutti i Paesi del mondo: in Russia del 65,54%, in Oceania dell'8,85%, negli USA del 2,61% ed in Europa in media del 16,23% (tra cui spicca incredibilmente anche il +15,29% della Francia). Ad Asti le mode e le leggende enologiche altrui non le hanno mai inseguite, ma ne hanno inventata una propria e l'hanno diffusa in tutto il mondo con la stessa persistenza delle allegre bollicine di quel fior di moscato, sempre vestito a festa, quella che merita chi lavorando sodo, con tenacia e pazienza e credendo nelle proprie forze, sa fare i fatti, pardon... i vini!. Altro che piangere sul latte versato!
Mario Crosta